Moutaharrik, il pugile "benefattore" che voleva aiutare i bambini in Siria e non l'Isis: tesi ko?

03 maggio 2016 ore 11:15, Americo Mascarucci
Chi l’avrebbe mai detto! Lui pugile famoso e la moglie sono stati arrestati nell'ambito di un’operazione anti-terrorismo accusati di voler partire per la Siria ed arruolarsi nell'Isis. 
Interrogati dal Gip hanno negato intenzione terroristiche, anzi hanno dichiarato di voler partire per la Siria al solo scopo di portare aiuto ed assistenza alle popolazioni civili. Questa la loro linea difensiva che ora è al vaglio degli inquirenti. 
Il loro legale Francesco Pesce ha dichiarato che Abderrahim Moutaharrik, pugile professionista, e sua moglie Salma Bencharki "sono cresciuti in Italia e non vorrebbero mai fare seriamente del male a nessuno". 
Ma allora come spiegare i legami con soggetti ritenuti vicini all'Isis che sarebbero emersi da intercettazioni telefoniche? "L'Isis è l'organizzazione che controlla quel territorio - ha spiegato l'avvocato Pesce intervistato da Repubblica.it - Perciò, se anche avessero voluto entrare in Siria, avevano bisogno di rapportarsi con le milizie del califfato". 

Il pugile e la moglie si sono difesi nell'interrogatorio di garanzia nel carcere di San Vittore.
"Vedendo le immagini dei bambini martoriati volevo andare in Siria ad aiutare la popolazione, e non arruolarmi nell'esercito dell'Isis", ha spiegato il pugile come riferisce il suo legale. "Non mi farei mai saltare in aria, non farei mai del male a gente con cui sono cresciuto".
Però perché moglie e marito hanno chiesto un finanziamento da 7.000 euro? "I due sono pronti a dimostrare che con quella somma avrebbero voluto azzerare alcuni debiti fatti in passato e non per viaggiare - continua l'avvocato - Lo confermano anche i genitori degli arrestati".
Moutaharrik, il pugile 'benefattore' che voleva aiutare i bambini in Siria e non l'Isis: tesi ko?
A Moutaharrik il Gip ha fatto domande sul presunto attentato all'ambasciata israeliana di cui l'uomo parla in un'intercettazione telefonica ma il pugile ha replicato che si trattava solo di "cose dette con leggerezza, senza alcun tipo di seguito".  
"I due non potevano negare di aver detto le frasi che sono state registrate - ha proseguito il legale - ma le loro frasi vanno viste in un contesto più ampio. Avevano rapporti con persone non collegate direttamente con l’Isis che gli servivano per andare in Siria. A un musulmano occorre un nulla osta per entrare in quel Paese".
Tutto questo per poter andare davvero ad aiutare i bambini siriani vittime della guerra?

caricamento in corso...
caricamento in corso...
[Template ADV/Publy/article_bottom_right not found]