Trovata la mente del Bitcoin? Dubbi anche sul "finto giapponese" Craig Wright

03 maggio 2016 ore 10:30, Andrea De Angelis
Ci sono invenzioni che portano già nel nome il loro padre. Ci sono poi quelle contestate, paradossalmente non riconosciute (almeno in un primo momento) proprio in patria (si pensi alla radio). E ancora invenzioni che forse, per loro natura, non avranno mai ufficialmente un padre. Almeno non uno solo. 

Il caso del Bitcoin rientra probabilmente in quest'ultimo gruppo, anche se l'ultima ora ci dice che il papà è venuto (finalmente) allo scoperto, mettendo da parte lo pseudonimo giapponese. Dietro Satoshi Nakamoto in realtà c'è lui, Craig Wright: risolto dunque il giallo dell'inventore? L'imprenditore australiano ha finalmente svelato la sua identità, a lui il mondo deve la creazione della moneta digitale bitcoin, hanno rivelato Bbc, The Economist e GQ, portando le prove tecniche della sua invenzione, ovvero le chiavi di crittografia che fanno funzionare il sistema di pagamento e possono essere solo nelle mani del suo creatore. La conferma è arrivata anche da importanti membri della comunità, tra manager e sviluppatori, del bitcoin. Insomma, sembra risolto quello che era diventato un vero e proprio caso. Per certi versi anche appassionante. 
Come riporta Repubblica, in realtà non solo i riflettori sono finiti su Wright. Subito dopo avere rivelato la sua identità, infatti, l'imprenditore si è visto piombare in casa le autorità australiane interessate, secondo i media statunitensi, ad effettuare delle verifiche fiscali, più che sulla moneta virtuale.

Trovata la mente del Bitcoin? Dubbi anche sul 'finto giapponese' Craig Wright
Bitcoin è una moneta elettronica creata nel 2009 appunto dal soprannominato Satoshi Nakamoto, implementando un'idea dello stesso autore presentata su Internet a fine 2008. Convenzionalmente, il termine Bitcoin maiuscolo si riferisce alla tecnologia e alla rete mentre il minuscolo bitcoin si riferisce alla valuta in sé. A differenza della maggior parte delle valute tradizionali, Bitcoin non fa uso di un ente centrale: esso utilizza un database distribuito tra i nodi della rete che tengono traccia delle transazioni, e sfrutta la crittografia per gestire gli aspetti funzionali come la generazione di nuova moneta e l'attribuzione di proprietà dei bitcoin.

In tanti, però, restano perplessi. Il motivo è duplice, come spiega bene ibtimes.com: in primo luogo, se l'australiano fosse davvero chi sostiene di essere, secondo varie fonti potrebbe essere in possesso di circa 1 milione di Bitcoin, che al cambio attuale varrebbero quasi mezzo miliardo di dollari. Soprattutto l'individuazione di Nakamoto è considerata una possibile svolta cruciale per il futuro della criptovaluta. Esiste infatti un dibattito su quale debba essere il destino della criptovaluta, se quello di mantenere la propria natura "parallela" o di diventare un "normale" sistema alternativo di pagamento, come peraltro già avviene in moltissime occasioni. Dopo aver lanciato i Bitcon nel 2009, Nakamoto non ha avuto più coinvolgimenti diretti nella community dal 2010: un suo ritorno sulle scene potrebbe quindi avere un peso sul futuro della sua creatura.
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