Verità per Regeni, petizione online dal mondo della cultura: stop cooperazione Italia-Egitto

03 maggio 2016 ore 14:10, Americo Mascarucci
"Verità per Giulio Regeni – Stop alla cooperazione militare dell’Italia con l’Egitto". 
E' questo il titolo di una petizione online che si pone l’obiettivo di interrompere la cooperazione militare da parte delle forze italiane nei confronti dell’Egitto, se non altro fino a che la verità su quanto accaduto al ricercatore italiano non verrà finalmente fuori. 
È questo lo scopo di un appello e di una raccolta firme lanciati in Italia nelle ore scorse e che vede come primi firmatari gli scrittori Stefano Benni e Roberto Saviano, gli attori Valerio Mastandrea e Alice Rohrwacher, il regista Andrea Segre e il deputato pacifista di Sinistra Italiana Giulio Marcon. 
L'appello chiama in causa un accordo di collaborazione sottoscritto pochi anni fa tra i due Paesi che prevedeva tra le altre cose una cooperazione in campo militare tra le due forze armate. 
Verità per Regeni, petizione online dal mondo della cultura: stop cooperazione Italia-Egitto
La petizione rivolta al Governo italiano chiede di interrompere ogni tipo di sostegno o collaborazione in questo campo come successivo segnale sul caso Regeni. "Nel dicembre del 2014 la ministra della difesa Roberta Pinotti ha firmato una dichiarazione congiunta con il ministro della difesa egiziano del regime di Al Sisi, dichiarazione che ha avviato concrete attività di cooperazione nel campo militare come l'assistenza all'addestramento delle forze militari egiziane e il rifornimento dei componenti di sistemi di arma", si legge nell'appello, che prosegue: "Dopo le ripetute violazioni dei diritti umani e l'assassinio di Giulio Regeni, con il regime di Al Sisi non ci può essere alcuna cooperazione militare. Non possiamo aiutare militarmente un regime che viola i diritti umani e che si oppone alla ricerca della verità sulla morte di Giulio Regeni. 

Intanto è giallo sul presunto "scontro a fuoco" avvenuto in Egitto che ha portato all'annientamento della banda di rapinatori di stranieri presso cui furono ritrovati passaporto e due badge di Giulio Regeni. Molti sospettano che lo scontro a fuoco altro non sarebbe stata che un‘esecuzione a freddo da parte della polizia per attribuire il rapimento del ricercatore italiano ad una gang impossibilitata a discolparsi. Lo rivelano due testimoni anonimi all'agenzia americana Associated Press, confermando così le accuse mosse dai familiari dei banditi. 

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