Giornata mondiale della libertà di stampa: la list nera. Male l'Italia, peggio l'Egitto

03 maggio 2016 ore 21:19, Andrea Barcariol
La libertà di stampa è sempre più in pericolo. Lo testimoniano i dati. Anche per questo oggi, 3 maggio, la Federazione nazionale della stampa italiana insieme a UsigRai, Articolo21, Reporters Sans Frontieres Italia, Amnesty International Italia hanno indetto la Giornata mondiale della libertà di stampa. A causa dell’avanzata terroristica e l’aumento dei conflitti armati l’informazione in certi luoghi è soprattutto un mezzo, un vero strumento di guerra, utilizzato per propaganda e reclutamento. Altro problema i mezzi di informazione maggiori in mano a pochi editori.
Solo in Italia ci sono tra “i 30 e i 50 giornalisti” sono sotto protezione della polizia per minacce o intimidazioni, a causa di inchieste su corruzione e crimine organizzato. Non solo. Siamo al 77° posto nelle graduatorie internazionali sulla libertà di informazione. Niente da festeggiare, insomma, anzi è necessaria una profonda riflessione sulla nostra  arretratezza per individuare le possibili soluzioni.

Giornata mondiale della libertà di stampa: la list nera. Male l'Italia, peggio l'Egitto
Altro dato inquietante è il numero di giornalisti stabili (15.000) a fronte di quasi 60.000 precari. Anche nel giornalismo anglosassone, spesso preso a metro di giudizio per la prima, la libertà di stampa è cosa rara, mentre in alcuni Paesi non esiste affatto o è piegata alle logiche di potere. Basta guardare, senza andare troppo lontano dall’Italia, a ciò che accade sulle sponde del Mediterraneo. In Egitto, ad esempio, dove il ‘caso’ Giulio Regeni sta portando ad uno scontro aperto tra giornalisti e il governo del presidente Abd al-Fattah al-Sisi. Dopo le violente repressioni e gli arresti, il sindacato dei giornalisti ha convocato una sessione d'urgenza dell'assemblea generale che continuerà a oltranza fino alla rimozione del ministro dell'Interno, Magdy Abdel Ghafar. «I giornalisti non sono terroristi», questo lo slogan della protesta  «senza limiti di tempo».
Secondo il report del 2015 di Freedom House l’Egitto è ufficialmente un Paese «non libero», in particolar modo per quanto riguarda le libertà di stampa e di parola. Nell’indice relativo alla libertà di stampa di Reporters without borders, il Cairo risulta al 158° posto su 180 Paesi esaminati. Però c'è anche chi sta peggio. Fanalino di coda, staccata di molto distanze è l’Eritrea al 180° posto, «una dittatura dove l’informazione non ha alcun diritto», sentenzia il rapporto di Rsf. Nella lista nera dei 18 peggiori Paesi per libertà di stampa ci sono anche importanti realtà dell’attuale scenario internazionale come l’Arabia Saudita (165°), l’Iran (169°) e Cuba (171°), la Cina (176°).



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