Il Papa, la Chiesa e il matrimonio. Le prime scintille pre-sinodo

03 marzo 2014 ore 11:55, Americo Mascarucci

Il Papa, la Chiesa e il matrimonio. Le prime scintille pre-sinodo
“La fine di un matrimonio è sempre un fallimento, ma non dobbiamo condannare i coniugi che si separano, ma assisterli e aiutarli a superare la sofferenza del fallimento”.

Papa Francesco è tornato a parlare del tema delle coppie separate, pur senza entrare specificatamente nel merito del problema rappresentato dall’impossibilità per i divorziati risposati di ricevere l’Eucaristia. Sarà uno degli argomenti al centro del prossimo sinodo sulla famiglia, dove saranno discussi e affrontati tutti i problemi legati allo sviluppo di nuovi e diversi modelli familiari.

La Chiesa dovrà mantenersi fedele alla tradizione e dunque riconfermare l’unicità della famiglia fondata sul matrimonio, o dovrà modificare l’approccio intransigente verso forme di unione differenti, ad iniziare dalle coppie di fatto? Fra conservatori e modernisti lo scontro è aperto e seppur a distanza già si sono viste le prime scintille, preludio di un sinodo che si annuncia caldo, diciamo pure caldissimo.

Francesco, nonostante si cerchi di accreditarlo come il capo del fronte progressista, continua a mantenersi in equilibrio pur riconfermando il primato della misericordia. Un primato che non deve essere inteso in contrasto con la dottrina, ma perfettamente integrabile con essa.

Quando il Papa sostiene che la fine di un matrimonio rappresenta comunque un fallimento dimostra una coerenza dottrinale ineccepibile; perché, piaccia o no ai moderni profeti laici modello Scalfari, nei vangeli è riportato chiaramente il pensiero di Gesù al riguardo: “Moglie e marito diventeranno un corpo solo ed una carne sola e l’uomo non separi ciò che Dio ha unito”.

Così come altrettanto ineccepibile è la condanna dell’adulterio. Poi c’è il principio della misericordia e anche questo è in perfetta continuità con l’insegnamento di Gesù tramandato dai vangeli. Il Gesù che, nel condannare l’adulterio, non esita però a salvare l’adultera dalla lapidazione. Perché la misericordia si esplicita accogliendo, e non rifiutando il peccatore che deve essere aiutato a sanare le ferite dell’anima. Ecco quindi l’invito di Francesco a non condannare quei coniugi che separandosi mettono fine ad un matrimonio, i quali meritano tutta l’assistenza e l’aiuto possibile per superare la sofferenza del fallimento.

In questo contesto si inserisce anche il discorso dei divorziati risposati e del loro desiderio di ricevere l’Eucaristia. Secondo Benedetto XVI proprio quel desiderio, pur non potendo essere esaudito, rappresenta già un potente ed efficace strumento salvifico e di riconciliazione con il Signore. Il divorziato risposato pur non potendo partecipare al banchetto eucaristico, è però accolto ed inserito a pieno titolo nella Chiesa.

Francesco, senza dare nulla per scontato, è pronto anche a valutare la possibilità di riammettere i divorziati risposati all’Eucaristia, trovando ovviamente le giuste forme e senza contraddire la dottrina della Chiesa che resta in ogni caso la bussola da seguire. Nel frattempo non resta che affidarsi ai messaggi che il Pontefice non manca di lanciare ai fedeli, che al di là delle singole interpretazioni, non sembrano contenere alcunché di veramente rivoluzionario.

Le recenti scaramucce fra il tradizionalista Muller ed il progressista Mariadaga probabilmente rappresentano i primi sintomi di un dibattito ancora tutto da sviluppare, dove a prevalere sarà, come sempre, la moderazione. Quella che forse troppo spesso manca a certi improvvisati interpreti del pensiero papale.

 

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