Bullismo, Nicoletti: “Siamo arrivati ai pestaggi. La novità è la claque”

03 marzo 2015, Andrea Barcariol
Intervistato da IntelligoNews, Gianluca Nicoletti, giornalista, scrittore,
Bullismo, Nicoletti: “Siamo arrivati ai pestaggi. La novità è la claque”
conduttore radiofonico ed esperto di comunicazione, commenta l’episodio di bullismo accaduto a Genova, con una ragazza di 12 anni picchiata e filmata mentre era seduta su una panchina in un parco. Nicoletti, padre di un ragazzo autistico, sta anche promuovendo un'iniziativa sul tema di questa disabilità e il 2 aprile cercherà di fare qualcosa di mai fatto prima. La giornata si chiamerà: i nostri figli sono opere d’arte! E avverte: sarà la prima volta che la neurodiversità sarà rappresentata come espressione artistica. Per maggiori informazioni cliccate qui. La Rai e il sito del Corriere della Sera hanno deciso di mandare in onda le immagini dell’episodio di Genova. Scelta giusta? «I ragazzi guardano la rete dove già circolava tutto. Chi potrebbe essere portato all’emulazione vede You Tube e neanche sa che esiste il Corriere delle Sera. La notizia comunque va data, vedere il video è quasi superfluo, non è nemmeno un episodio originale. L’anno scorso fu filmato un bulletto che se la prendeva con un ragazzo autistico. Che esista una sorta di teppismo giovanile allargato che parte dalle periferie delle grandi città e arriva al centro non è un fenomeno originale, la novità è che intorno al violento di turno c’è una claque che filma tutto e lo mette in rete. L’atto viene quindi “fortificato” da una copertura mediatica negativa che lo rende epico». L’ha colpita di più la violenza della ragazza di 17 anni o il non intervento dei suoi coetanei? «Quella ragazza dovrebbe avere grossi problemi familiari, di relazioni, probabilmente di equilibrio psichico. Andrebbe presa in carico eventualmente da un centro di neuropsichiatria infantile e seguita. Un atto di violenza così forte, in una ragazza, non è comune. Di fronte a scippi o uomini che picchiano le donne per strade, la reazione generale è l’indifferenza o mettersi a filmare. Purtroppo questo è un fenomeno diffuso. A quei ragazzi bisognerebbe far capire che sono complici e compiono un atto vigliacco di sopraffazione. Nelle scuole e nei gruppi giovanili ci sono sempre stati questi fenomeni». L’unica differenza è che adesso li vediamo? «Esatto, adesso li vediamo e quindi si amplificano. Anche 60 anni fa c’era il bullo della scuola e il prepotente che voleva spadroneggiare. Oggi c’è la straordinaria e velocissima amplificazione, la bulla di Genova è convinta di aver legittimato la sua leadership, ed è fortificata dal fatto che il mondo la conosce. In questo modo si sente celebre». Una psicoterapeuta ha detto: “Questo non è bullismo, si chiama violenza”. E’ d’accordo? «C’è stata un'escalation del bullismo, fino a qualche generazione fa il bulletto di classe era quello che imponeva la sua presenza sugli altri, oggi siamo arrivati a pestaggi veri e propri. Il livello di violenza è aumentato, la ragazza di Genova è come una criminale purtroppo e andrebbe trattata come tale. Nel suo caso ci vuole uno psichiatra che capisca qual è il suo problema e lo affronti seriamente». IntelligoNews si è occupato degli effetti positivi delle arti marziali, ad esempio l’Aikido, sia per contrastare il bullismo sia per affrontare gli ostacoli della disabilità. E’ un’esperienza che consiglierebbe? «Conosco bene il tema della disabilità psichica, ho un figlio autistico che pratica kung fu. So che un’arte marziale fatta nella maniera giusta, non finalizzata allo scontro, ma semplicemente alla conoscenza del proprio corpo e al contatto fisico con un’altra persona è senz’altro un’attività positiva. Non è una cura, non è una terapia, ma consente alla persona di entrare in contatto con gli altri. L'Aikido, che lei ha citato, è molta legato all’aspetto spirituale e per praticarlo ci vuole un perfetto controllo di se stessi. Se studiato insieme a un terapeuta, che conosce la patologia, può essere un ottimo strumento per socializzare avere un controllo ragionato del proprio corpo e delle proprie reazioni».
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