Mutui: la banca non pignora la casa, se la prende direttamente?

03 marzo 2016 ore 7:56, Luca Lippi
Alla Camera è arrivata la bozza di decreto legislativo per recepire la direttiva Ue 17 del 2014 (Mortgage Credit Directive, cioè "direttiva sul credito ipotecario").
Una legge da approvare entro il 21 marzo 2016. E’ una norma che, stando a quanto riportato da diversi siti e denunciato da alcuni parlamentari, permetterebbe alle banche di prendersi la casa senza precetto e pignoramento, saltando a piè pari tutte le fasi di un procedimento Giudiziario, nel caso in cui il consumatore salti delle rate del mutuo o finanziamento.

Mutui: la banca non pignora la casa, se la prende direttamente?
Quindi, obiettivo della norma è snellire le procedure per l’inadempimento del consumatore, regolato dal nuovo articolo 120-quinquesdecies del Testo Unico Bancario. Il testo prevede che, in caso di mancato pagamento di sette rate del mutuo, il creditore può avvalersi delle procedure per “gestire i rapporti con i consumatori in difficoltà nei pagamenti” inserite nel contratto stipulato a inizio del finanziamento: dopo sette rate mancanti, la banca rientra in possesso dell’immobile ipotecato per venderla, incassando quanto dovuto per rientrare dal finanziamento e dando al debitore l’eventuale incasso extra della vendita.
Intendiamoci, nessuno ama le estenuanti procedure esecutive o le famigerate aste, ma una cosa è fare leggi per opporsi all’uso strumentale del Tribunale o per rendere efficienti le procedure, altra cosa è fare leggi per togliere diritti ai cittadini. Allo stato attuale però, affinché un istituto di credito entri in possesso di un bene ipotecato in media ci vogliono 7 anni, con spese legali anche per chi non è riuscito a pagare il mutuo. Inoltre, con tempi così lunghi, la casa arriva sul mercato con un valore più basso o finisce alle aste giudiziarie, andando a deprezzarsi, oltretutto per le banche è uno dei motivi che crea le sofferenze a causa delle difficoltà di fare cassa su beni per cui hanno già fatto investimenti.
Le contestazioni: nella direttiva europea non si fa alcuna menzione della retroattività quindi in linea di principio la direttiva non può colpire i contratti antecedenti il 21 marzo prossimo, tuttavia bisogna sperare che nella norma non venga inserita. La relazione dei tecnici di Camera e Senato indica al 21 marzo 2016 il termine del recepimento a livello nazionale, anche per contratti già in essere. La clausola insomma potrebbe essere inserita a posteriori: su questo punto sono in molti a chiedere chiarimenti e al momento, non è chiaro cosa si deciderà di fare. Nonostante questo, nella relazione tecnica c’è il nuovo articolo 120-quinquesdecies del Testo Unico Bancario, al comma 3 (quello più contestato) che indica che entrambi le parti devono essere d’accordo nell’inserire la clausola al momento dell’erogazione del finanziamento o successivamente. Anche se venisse richiesto dopo, sia chi ha contratto il mutuo sia chi lo eroga devono essere parimenti d’accordo e solo allora si potrà saltare il Tribunale. La perizia dell’immobile sarà effettuata solo da un perito terzo che dovrà andare bene a entrambi le parti. Retroattività o meno, il punto chiave è questo: chi chiede un mutuo deve essere d’accordo e firmare la clausola. Detto questo la domanda è: come si può escludere che chi chiede un mutuo sappia cosa sta firmando?
Una legge così, in Italia, rischia di essere molto pericolosa, la norma prevede anche obblighi di trasparenza, informazioni al consumatore etc, ma a parte che molti di tali obblighi sarebbero già previsti (sono semplicemente poco rispettati) come al solito la nuova bozza di legge non prevede sanzioni pecuniarie automatiche in caso di illecito da parte delle banche. Per punire le violazioni si limita a rinviare agli organi di…. vigilanza (quelli che dovevano vigilare sulle quattro banche) Banche e banchieri.
Inoltre, nonostante la Corte di giustizia Europea con sentenza n 34/13 del 10/9/14 avesse già vietato la pignorabilità della prima casa in presenza di clausole vessatorie, non si tratta di un divieto automatico. Tanto per capirci: le banche procedono comunque e spetta all’esecutato far valere i propri diritti in sede di opposizione. Ma se viene “abolito” il ricorso al tribunale, quale sarà la sede ove far valere i propri diritti? Il tema è decisamente da approfondire, riguarda migliaia di famiglie. Il tempo stringe.

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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