Rosy Bindi stai serena? Renzi prepara la sostituzione e ha già un nome

03 marzo 2016 ore 7:34, Andrea De Angelis
Rosi Bindi rischia il posto. O meglio, la riconferma. Perché che a metà legislatura vengano cambiati i presidenti della commissione è prassi, ma anche la loro riconferma è più che probabile. 

In numerosi casi, questi cambi sono stati già fatti. A Palazzo Madama, il senatore di Ncd Nico D'Ascola prende il posto di Nitto Francesco Palma (Fi) a capo della commissione Giustizia. Confermato ai Lavori pubblici l’azzurro Altero Matteoli. A Montecitorio è cambiato il vertice della Affari costituzionali, il forzista Francesco Paolo Sisto è stato sostituito da Andrea Mazziotti (Sc), il dem Francesco Garofani ha sostituito il berlusconiano Elio Vito alla Difesa. Per le Finanze, Maurizio Bernardo di Area Popolare sostituisce Daniele Capezzone di Forza Italia. Flavia Piccoli Nardelli, del Pd, è stata eletta presidente della commissione Cultura della Camera. Sostituisce Giancarlo Galan di Forza Italia.
Nulla di eclatante dunque, ma solo fino a un certo punto. Perché come sottolinea Repubblica.it, tutti i presidenti democratici sono stati confermati. Per questo il nome di Bindi è una patata bollente da gestire in un certo modo. Una non riconferma sarebbe l'eccezione tra i democratici e secondo alcuni addetti ai lavori e analisti potrebbe essere legata anche al caso De Luca. Quegli "impresentabili" prima del voto, si sa, al premier non sono mai piaciuti. 
Emanuele Fiano sembra essere il nome scelto per rimpiazzare Rosy Bindi alla guida della commissione parlamentare Antimafia. L'ipotesi circola da tempo, addirittura dallo scorso anno, ma solo adesso la decisione sembra matura al punto che, come si apprende dall'agenzia Askanews, il Pd dovrebbe procedere al cambio sfruttando sì la prassi che prevede un rinnovo della presidenza a metà legislatura, ma facendolo addirittura prima delle prossime feste pasquali. 

Rosy Bindi stai serena? Renzi prepara la sostituzione e ha già un nome
Del resto già nel marzo del 2015 i rapporti tra l'ex esponente della Margherita e l'attuale segretario del Pd non erano idilliaci. "Se non fermiamo questa riforma elettorale e costituzionale, l'evoluzione più probabile è la mutazione genetica del Pd in partito della nazione. E,inevitabilmente, nascerà una nuova forza a sinistra". Così Rosy Bindi in una intervista a Il Corriere della sera rilasciata un anno fa, all'indomani del raduno della minoranza interna del Partito democratico. Chiarì ancora di più il concetto nel passaggio in cui fece notare che tra le riforme dell'Esecutivo a guida Renzi "ci sono provvedimenti che, se ci fossero stati proposti da altri governi, avrebbero avuto la nostra netta opposizione". 

La Commissione parlamentare antimafia (denominata ufficialmente Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere) è una commissione d'inchiesta bicamerale del Parlamento italiano, composta da 25 deputati e da 25 senatori, con sede a palazzo San Macuto a Roma.
Istituita per la prima volta con legge del 20 dicembre 1962, da allora viene promossa con legge all'inizio di ogni legislatura. La prima proposta di una commissione parlamentare antimafia risale al 14 settembre 1948 come commissione d'inchiesta sull'ordine pubblico in Sicilia. Tale proposta fu ripresentata nel 1958 su iniziativa di Ferruccio Parri, ma ancora una volta fu osteggiata da più parti. Solo il 20 dicembre 1962 fu approvata la legge proposta dai senatori Ferruccio Parri e Simone Gatto[2].
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