EDITORIALE, Il partito della Famiglia era nel Dna del Circo Massimo: muore il professionismo politico cattolico

03 marzo 2016 ore 11:23, Fabio Torriero
Proprio ieri ne avevamo parlato durante la tavola rotonda svoltasi a Roma al cinema Capranichetta, organizzata dalla Fondazione Cantiere Abruzzo-Italia presieduta dall’amico Fabrizio Di Stefano.
Proprio ieri Simone Pillon, Filippo Savarese, Toni Brandi e Costanza Miriano, si erano confrontati con i giornalisti, a partire da Fabio Martini (La Stampa), Angelo Polimeno (Tg1) e Alessandro Usai (Mediaset).
Il tema di fondo, uno solo: come dare rappresentanza efficace al popolo del Family Day, come dare voce e spazio vero e non astratto a quella maggioranza silenziosa di italiani, che non viene interpretata, semmai, viene combattuta e ridicolizzata dalla stampa di regime, dai media ufficiali, dalla tv, dalla politica del Palazzo, tutti ascari del pensiero unico.
La risposta l’ha data questa mattina Mario Adinolfi, dalle colonne de La Croce, il suo giornale: “Ecco il Popolo della Famiglia”. Messaggio chiaro: il popolo di Piazza San Giovanni e quello del Circo Massimo troveranno la bandiera e lo strumento che
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attendevano (e meritano), ossia un soggetto politico che si presenterà alle prossime elezioni amministrative e non solo.
Quello che si annuncia quindi, per penna e spada dei suoi promotori, è un grande movimento di popolo, destinato sicuramente a far saltare parecchie poltrone, parecchi schemi sorpassati e a dare corpo a un “progress” già emerso sia lo scorso 20 giugno, sia il recente 30 gennaio.
Dal dna di quelle piazze già si poteva cogliere la prospettiva politica oggi annunciata. Cerchiamo di ricordarla:

1) Il Family Day, al di là dei tentativi di metterci il cappello, di spostarlo, di svuotarlo, è stata una piazza “inseguita” dalla politica e da una parte della Curia. Una piazza che ha anticipato in qualche modo la politica e la stessa Curia (pur apprezzando le dichiarazioni favorevoli di Bagnasco e Ruini), destabilizzando gli equilibri storici in seno all’associazionismo istituzionale cattolico;

2) E’ stato un sommovimento dal basso non etichettabile secondo le categorie destra-sinistra-centro, piuttosto una specie di antipolitica, di autorappresentazione del paese reale, di autobiografia della nazione (cattolica e antropologica), contro il politicamente, culturalmente e anche il religiosamente corretto;

3) Ha fatto emergere una nuova classe dirigente, giovane, fresca, poco addomesticabile o identificabile col professionismo politico;

4) Ha confinato nel passato il vecchio modo parlamentare di concepire la rappresentanza valoriale, cattolica e antropologica, che al di là di qualche elemento coerente, non si è dimostrato all’altezza della sua mission. Si è visto chiaramente in occasione dell’approvazione del Ddl Cirinnà.

Un dato è certo, la novità di Adinolfi, segna un punto di svolta e una carica all’ambiente. La storia e la geografia del nostro Paese cominciano a ridisegnarsi: non passa giorno, infatti, che “Robespierre” attacca nelle Aule. Basta mettere insieme tutti i pezzi della Repubblica di Renzi, collegando le sue riforme costituzionali da dittatura littoria (Camera unica, partito unico, maggioranza unica), le sue leggi fatte e da fare (divorzio breve, doppio cognome, ius soli, depenalizzazioni a 360 gradi, adozioni gay, unioni civili, liberalizzazione delle droghe leggere etc), per rendersene tristemente conto: sta costruendo “la società radicale di massa”. Quella società che Pasolini nel 1974 aveva condannato senza se e senza ma, parlando di nuovo fascismo, di edonismo di massa, di omologazione repressiva finto-tollerante, di modernità basata sui diritti del consumatore e non sui diritti civili.
E un’alternativa a questo era doverosamente nell’aria. Senza sconti e senza mediazioni. Vedremo ora come reagiranno le altre componenti del “Comitato Difendiamo i nostri figli”. Il dibattito è aperto.
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