Allarme terrorismo, S. Sbai: "In Libia? Non ce lo possiamo permettere. Usa ci lasciano patata bollente"

03 marzo 2016 ore 13:11, Lucia Bigozzi
“La minaccia terroristica oggi è altissima perché gli islamisti percepiscono che l’Italia è pronta alla guerra in Libia. Noi non ce lo possiamo permettere e gli Usa non possono lasciarci la ‘patata bollente’”. Nel ragionamento di Souad Sbai, esponente della Lega e presidente dell’Associazione Donne Marocchine in Italia, c’è tutto il peso di un rischio che gli 007 europei hanno appena giudicato “crescente”. Nella conversazione con Intelligonews, rivela come il mondo arabo guarda al nostro Paese in una fase così delicata nello scacchiere mediorientale. 

Cosa c’è dietro l’allarme terrorismo focalizzato sull’Italia lanciato dagli 007 europei e cosa dobbiamo aspettarci? 

«Dietro c’è il fatto che l’America vuole andare a combattere in Libia e questo mette l’Italia un po’ in difficoltà. Io chiedo: come ci andiamo in Libia, con quali strumenti e con quali risorse? Il nostro è un Paese che sta allo 0,7 per cento di Pil e non abbiamo certo strutturalmente le condizioni ottimali, in questa fase storica, per assumere un impegno così gravoso. Va benissimo la guerra al terrorismo islamista, ma ciascuno deve avere consapevolezza delle proprie possibilità. E non è che gli Usa ci possono lasciare questa “patata bollente”»

Nello scenario Libia e nella “visione” dei terroristi un ipotetico ruolo “attivo” dell’Italia che impatto avrebbe?

«La possibilità che l’Italia possa in qualche modo prendere parte ad una eventuale missione militare, innalza inevitabilmente il rischio di finire nel mirino di eventuali attacchi terroristici. E il messaggio arriva subito all’Isis e in particolare alle cellule ‘dormienti’ che sono in Europa. Senza voler essere profetica, penso che una situazione del genere ci danneggi molto. Quindi si tratta di scegliere: o andiamo in Libia con l’Europa e l’Onu, oppure è meglio che restiamo a casa perché non ce lo possiamo permettere, in particolare per la condizione economica di crisi che stiamo vivendo e dalla quale non siamo ancora usciti. Ciò non vuol dire che l’Italia deve chiudersi al proprio interno ma in questo momento la linea dell’America mi sembra quella “dell’armiamoci e partite”; francamente non mi pare la migliore prospettiva per noi».

In base alle fonti e agli elementi di conoscenza del mondo arabo che lei ha da sempre, qual è la percezione del mondo arabo? Si pensa veramente che l’Italia sia ad un passo dalla guerra in Libia? 

«Beh, la sensazione che si percepisce è che l’Italia è pronta ad andare in guerra o quanto meno ci sta pensando. Il che ci induce a valutare attentamente la portata dell’allarme che viene dagli 007 europei, perché di fronte a uno scenario del genere, il rischio di ripercussioni nel nostro Paese oggi è altissimo»

Molti osservatori sostengono che alla fine i reiterati allarmi sulla minaccia terroristica vengono “gestiti” come una sorta di arma di distrazione di massa. Lei che idea si è fatta? 

«Io che seguo minuto per minuto le evoluzioni nello scacchiere mediorientale avendo un giornale in lingua araba, posso dire che ai terroristi non gli interessa proprio nulla di questo tipo di letture e non interessa nemmeno alla gente comune. Il terrorismo, purtroppo, è una realtà e ogni tanto si fa rivedere. Adesso, per esempio, sono quasi due mesi che i terroristi dell’Isis stanno in silenzio e probabilmente potrebbero essere pronti a tornare di in azione. Questo rischio si avverte. Poi, ognuno si distrae come meglio crede e del resto con gli effetti della crisi siamo costretti a farci i conti tutti i giorni; ma ciò che non dobbiamo assolutamente fare è distrarci dalla realtà del terrorismo. Certo, dobbiamo vivere in modo più sereno possibile, ma tenendo gli occhi aperti, soprattutto monitorando e verificando tra i profughi in arrivo in Italia».

Cosa intende dire? 

«Dico quello che è già emerso ed è altrettanto chiaro che i terroristi possono usare le rotte dei migranti per infiltrarsi in altri Paesi dove magari costituire cellule ‘dormienti’ oppure dove, progressivamente, cominciare a pianificare attacchi. Per questo dico che occorre tenere l’attenzione altissima e occorre che le forze dell’ordine siano messe in grado di lavorare e di farlo con mezzi e strumenti adeguati».

A proposito di forze dell’ordine, da un lato i tagli che i sindacati denunciano; dall’altro l’allarme terrorismo rilanciato sull’Italia. Come è possibile uscirne fuori? Cosa direbbe ad Alfano?

«Al ministro Alfano ma soprattutto al governo, direi di destinare maggiori risorse per le dotazioni alle forze dell’ordine: non si può aumentare lo stipendio a un poliziotto di sei euro al mese e poi lasciare questi uomini senza pantaloni di servizio, magliette adeguate, giubbotti antiproiettile desueti così come i caschi. Qualcuno può chiamare tutto questo populismo, invece è la realtà quotidiana e io lo so perché ogni giorno parlo con i poliziotti e so del loro malessere profondo. I nostri uomini delle forze dell’ordine sono i più penalizzati rispetto ai colleghi di altri Paesi europei, invece, più apprezzati e valorizzati. Ma perché, per cosa, per chi uno dovrebbe andare a morire in Libia o in un attentato terroristico, quando il primo a non considerare le loro esigenze è proprio il Paese che servono? L’America vuole la guerra in Libia: prego, si accomodi. Ha più uomini, mezzi e risorse per poterlo fare. Anche perché questa guerra poteva essere evitata molto tempo fa con una strategia totalmente diversa da quella messa in atto dagli americani. Ma non è stato fatto o non si è voluto fare». 
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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