Da Marino a De Magistris: quando la giustizia è "Tar-occa"

03 novembre 2014 ore 14:54, Americo Mascarucci
Ma che succede in Italia? Il Tar ha sospeso il provvedimento del prefetto di Napoli e ha reintegrato Luigi De Magistris nelle funzioni di sindaco, nonostante una condanna di primo grado per abuso d’ufficio.  
Da Marino a De Magistris: quando la giustizia è 'Tar-occa'
La legge Severino è valsa per tutti tranne che per lui? Che la legge sia sbagliata è vero, perché non si può sospendere dalle funzioni un sindaco democraticamente eletto dai cittadini per una condanna di primo grado, oltretutto per un reato come l’abuso d’ufficio che riguarda pressoché la generalità degli amministratori pubblici; circolava una battuta alcuni anni fa che diceva: “un avviso di garanzia per abuso d’ufficio non si nega a nessuno”. Premesso ciò, o la legge si cambia, oppure finché è in vigore deve valere per tutti; non può valere per il presidente della Provincia di Latina o per qualsiasi altro sindaco d’Italia, tranne che per De Magistris. Senza entrare nel merito della decisione dei giudici amministrativi, la riammissione del sindaco di Napoli, non può non destare scalpore e dare l’idea di un Paese in cui le leggi, anziché essere applicate, spesso vengono interpretate a seconda dei singoli casi, ingenerando confusione e sviluppando la consapevolezza di una mancata certezza del diritto nell’opinione pubblica. Da Napoli a Roma il passo è breve e quindi ecco che il sindaco Ignazio Marino annuncia l’intenzione di registrare nuovi matrimoni gay contratti all’estero. Della serie; me ne frego delle direttive del Ministero degli Interni e del prefetto….tanto poi c’è sempre il Tar a rimettere a posto le cose proprio come a Napoli. I prefetti sono i rappresentanti del governo nelle province e sono quindi chiamati a far rispettare le leggi dello stato. Eppure sempre più spesso finiscono nel mirino dei sindaci proprio perché, loro malgrado, si trovano a dover adottare scelte impopolari. Come avvenuto ad esempio ai prefetti di Bologna e di Roma che hanno annullato i matrimoni fra persone dello stesso sesso registrati dai sindaci delle due città. Contro di loro sono state presentate interrogazioni parlamentari, qualcuno ne ha chiesto la rimozione, nonostante avessero fatto soltanto il proprio dovere. Un dovere che però non è “politicamente corretto” e dunque da censurare. Se in Italia le nozze gay non sono ammesse, non si possono imporre di fatto come Marino e company pretendono di fare. Va dato atto al ministro Alfano di aver difeso coerentemente l’operato dei prefetti, ribadendo attraverso una propria circolare come in questo momento, in assenza di disposizioni in materia, non sia possibile per i Comuni procedere alla registrazione di matrimoni omosessuali. Poi tutto è modificabile, ma fino a quando le leggi ci sono come nel caso della Severino vanno applicate e devono valere per tutti, o se non esistono come nel caso delle nozze gay non possono essere imposte ideologicamente attraverso decisioni estemporanee dei primi cittadini. Poi ci sono i Tar che spesso emettono pronunciamenti sicuramente legittimi in punta di diritto, ma discutibili sul piano formale e sostanziale, laddove come nel caso De Magistris, vanno a creare un precedente discutibile che ora dovrà essere gestito a livello giuridico. E con l’inevitabile scia di polemiche da parte di chi quella legge l’ha vista applicata in maniera restrittiva soltanto per alcuni e non per altri. Uno stato quello italiano dove alla fine è sempre il cittadino a sentirsi il “calimero” della situazione, quello che deve rispettare le leggi senza possibilità d’interpretazione.
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