Diritto all'affettività in carcere. La Lega attacca: "Bordelli!", ma in gioco c'è la famiglia

03 novembre 2015, Andrea De Angelis
Diritto all'affettività in carcere. La Lega attacca: 'Bordelli!', ma in gioco c'è la famiglia
Chiariamoci fin da subito, qui non si parla di solo sesso, ma della possibilità per chi sta in carcere di salvare letteralmente i propri affetti. Perché se le cosiddette "storie a distanza" sono difficili per chi è libero, figuriamoci per coloro i quali si trovano dietro le sbarre di una struttura penitenziaria. Ma i cui sentimenti sono più vivi che mai. Legittimi. 

Arriva la proposta di legge per realizzare in carcere le «stanze dell’affettività familiare», dove i detenuti possano vivere la loro affettività. Primo firmatario della proposta di legge è il parlamentare padovano del Pd Alessandro Zan, ex Sinistra Ecologia e Libertà. Oggi, martedì 3 novembre, in commissione giustizia alla Camera, ci sarà una audizione in videoconferenza via skype con alcuni detenuti del carcere di Padova che porteranno la loro testimonianza. E interverranno anche una figlia e la moglie di un detenuto che racconteranno le difficoltà di relazione in carcere.
Per tornare al concetto iniziale, non è di sole coppie che si parla. In ballo sono anche i rapporti genitoriali, ad esempio. Nonché quelli tra fratelli, nipoti, cugini. Insomma, la famiglia nel senso più ampio e profondo del termine.

Diritto all'affettività in carcere. La Lega attacca: 'Bordelli!', ma in gioco c'è la famiglia
Per la prima volta un gruppo di carcerati che sta scontando la pena in una sezione di alta sicurezza verrà ascoltato in Parlamento
. E saranno sentite in audioconferenza anche le famiglie. La proposta di legge di Alessandro Zan punta a concedere ai detenuti il diritto all’intimità: figli, mogli, mariti, fidanzati, conviventi, amici. Un diritto che in altri paesi europei (vedi, da decenni, Olanda e Finlandia) è già legge.

Le «stanze dell’affettività» prevedono una visita al mese che può durare dalle 6 alle 24 ore in locali realizzati appositamente, senza controlli visivi e auditivi. Sulla proposta di Zan, realizzata in collaborazione con Ristretti Orizzonti e sottoscritta da altri 20 parlamentari di vari partiti, è già polemica. Nicola Molteni della Lega Nord, su Facebook ha accusato la proposta di legge di "trasformare il carcere in un bordello".
Ma è lo stesso Zan a chiarire: "Il sesso non c’entra nulla, qui stiamo parlando di altro. Un detenuto è giusto che venga punito perchè ha commesso un reato, ma non è giusto che sia punita anche la famiglia. La proposta per il diritto all’affettività vuole garantire soprattutto ai figli una situazione di famiglia e di intimità più riservata per gli incontri, riproducendo una situazione di vita famigliare. Sono luoghi dove ci potrà essere sicuramente un bacio, degli abbracci, delle carezze affettuose, ma non incontri sessuali. Esistono già nelle carceri di tutta Europa luoghi di questo tipo, è un diritto di civiltà, solo in Italia non esistono. L’obiettivo è garantire la continuità affettiva ai familiari dei detenuti, soprattutto ai coniugi e ai figli, che attualmente si vedono costretti a fare visita in carcere ai propri cari senza alcuna garanzia di riservatezza e in locali inadeguati, in presenza di molte altre persone. Non a caso martedì, nella prevista audizione via Skype dal carcere di Padova, i parlamentari della commissione Giustizia potranno ascoltare la testimonianza diretta della figlia e della sorella di un ergastolano. Non possiamo permettere che il regime carcerario, così come è attualmente strutturato, annienti l’affettività di queste famiglie, causando ulteriori sofferenze anche a chi non ha colpe".

Donatella Ferranti, presidente della commissione Giustizia alla Camera sottolinea come "il riconoscimento del diritto all’affettività dei reclusi è contenuto già nei principi di delega per la riforma dell’ordinamento penitenziario che abbiamo di recente approvato alla Camera votando la riforma del processo penale". La presidente della commissione Giustizia, respinge le accuse leghiste: "Si tratta di propaganda e banalità l’idea che si voglia trasformare le celle in bordelli: il diritto all’affettività non coinvolge solo i detenuti, ma si estende a tutte quelle persone, dal coniuge ai figli e ai familiari, con cui vi è un rapporto d’amore che il carcere non può e non deve spezzare".


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