“Nuove” accuse alla Volkswagen dall’Epa, ma stavolta il gruppo smentisce

03 novembre 2015, Luca Lippi
“Nuove” accuse alla Volkswagen dall’Epa, ma stavolta il gruppo smentisce
Forse perché il caso stava per sgonfiarsi, forse perché il nuovo Ceo non è gradito ai concorrenti, forse perché l’industria (industria automobilistica) vuole arginare il potere della finanza (il nuovo Ceo di Volkswagen rappresenta una delle famiglie storiche finanziariamente influenti), sta i di fatto che dopo un mese di torpore dagli Stati Uniti arriva una nuova fiammata di accuse al gruppo di Wolfsburg. Il documento dell’Epa (l'agenzia americana per l'ambiente) con le nuove accuse sul fronte Dieselgate processa anche i motori Diesel 300’ di cilindrata con sei cilindri a V TurboDiesel a Iniezione. Non sfuggirà agli osservatori più attenti che il documento non è datato (a parte un timbro del tutto anonimo), che sia un colpo in canna a scoppio ritardato? Che ce ne siano altri già pronti per non sedare le polemiche? 

Nel documento si legge: “Su certi veicoli dei model year 2014-2016 equipaggiati con questo motore è stata riscontrata la presenza di dispositivi irregolari in grado di aggirare, ostacolare o rendere inoperativi gli elementi di controllo delle emissioni adottati per il rispetto degli standard stabiliti dal Clean Air Act”. In sostanza gli americani contestano un impianto di manipolazione (defeat device) oltreché sui motori quattro cilindri anche su quelli a sei cilindri 3000. L’impianto che altera la mappatura delle emissioni inquinanti su questi ultimi ha il medesimo funzionamento di quello usato sui motori della famiglia EA189.

Quindi sembra di capire che il software non è lo stesso, e quindi (se così fosse) la casualità non avrebbe più motivo di esistere, è proprio una questione di volontarietà e non di casualità incidentale! Tuttavia questa cosa non è chiara, e sarà bene cominciare a credere che i difensori e le perizie di parte cercheranno dati più chiari e inconfutabili per formulare un’accusa senza incorrere in un rovesciamento di fronte con richieste di risarcimento faraoniche per danno d’immagine.


Aggiunge l’Epa: "Il programma impiega un timer che, a un secondo dal termine della prima fase della procedura di controllo delle emissioni, attiva una modalità di gestione ‘normale’, in cui i controlli stessi diventano immediatamente meno efficaci. Cambiando il timing delle iniezioni, i valori di ricircolo dei gas di scarico, e la pressione del common rail". Tutto questo determinerebbe valori di NOX superiori fino a nove volte il limite consentito. La conclusione dell’Epa è sempre la stessa: "La Volkswagen sapeva, o avrebbe dovuto sapere che il software sopra descritto aggira i controlli".

I modelli “incriminati nella seconda fase sono la Volkswagen Touareg model year 2014, la Porsche Cayenne model year 2015 e le Audi A6 quattro, A7 quattro, A8, A8 L e Q5 model year 2016. Ovviamente da Wolfsburg è già arrivata la smentita, e c’è da credere che un gruppo industriale pronto a mettere in pubblica piazza l’ammissione di colpa e il ludibrio di decine di dirigenti, nel momento in cui smentisce, deve avere lo stesso significato che ha quando ammette! In aggiunta, la Volkswagen si dichiara "pronta a collaborare con l'Epa per chiarire la vicenda nella sua interezza".

Intanto però, i danni sono fatti, il titolo ha avuto un avvio burrascoso in Borsa a Francoforte, l'azione Volkswagen ha segnato stamattina un calo di oltre 4 punti percentuali scambiando in area 108 euro. 

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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