Donne, oggi al lavoro gratis due mesi: E domani?

03 novembre 2015, Luca Lippi
Donne, oggi al lavoro gratis due mesi: E domani?
E’ stato fatto uno studio dall’Unione Europea che ha calcolato le differenze salariali fra uomini e donne europei. Il risultato è che a parità di ruoli e incarichi, le donne sono talmente mal pagate rispetto agli uomini, che è come se da oggi fino alla fine dell’anno non fossero più retribuite, mentre i lavoratori uomini continueranno a percepire lo stipendio. Lo studio rientra nel progetto di istituzione dell’Equal Pay Day, un giorno di riflessione sulle tematiche che in alcuni casi sono date per scontate, in altri sono sottaciute per un pudico imbarazzo, in altri casi ancora sono ignorate perché schierarsi potrebbe risultare un danno di immagine (ormai qualunque cosa contenga il termine “gender” è diventato pericoloso).

Le considerazioni Europee sulla questione: esiste una forte differenza salariale tra i due generi, il “gender pay gap” è stato calcolato dall’Unione Europea in 59 giorni gratuiti, calcolati prendendo in considerazione un insieme di fattori – dalla carriera alla famiglia – tradotti in “tempo” e quindi monetizzati.

Cosa succede in Italia rispetto al resto dell’Europa: almeno da questo punto di vista non siamo alla testa della classifica, piuttosto il contrario. la differenza tra le retribuzioni delle donne e degli uomini in Europa è del 16,3%; in quasi dieci anni, dal 2006, i miglioramenti sono stati minimi rispetto al 17,7% di allora. In Italia il gender gap si ferma al 7,3%.

Secondo il sondaggio Eurobarometro, un europeo su tre ritiene che, tra le ineguaglianze uomo-donna, quella sugli stipendi sia la prima da affrontare con urgenza, seguono la lotta ai preconcetti sull’immagine e sui ruoli di uomini e donne. Tuttavia l’arma a doppio taglio del sondaggio sarebbe la seguente: a raggiungimento di una parità salariale, magari raggiungibile nei prossimi anni con evidente ritorno elettorale nei vari Paesi dell’Eurozona, potrebbe contrapporsi il cambiamento delle condizioni contrattuali (assai più prossimo di quanto si possa pensare). In sostanza, i nuovi contratti di lavoro potrebbero subire la svolta del ritorno a una sorta di “cottimo”, che messo a confronto con le tutele salariali riservate attualmente al mondo femminile (in ottemperanza alla maternità, famiglia e gestione domestica) probabilmente la condizione salariale del mondo femminile subirebbe un affondo sanguinosissimo, tanto da far rimpiangere l’attuale “media europea”.

In conclusione, parlare di differenze salariali di genere in un momento dove il mercato del lavoro zoppica vistosamente e dove l’esigenza di riforme utili, necessarie e sufficienti ad un’armonizzazione dei rapporti fra lavoro offerto e costo totale del lavoro stesso, diventa lezioso e genera sospetti. 
autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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