Aereo russo precipitato, mistero e piste dopo il lampo di calore. Putin: "Arriveremo alla verità"

03 novembre 2015, intelligo
Aereo russo precipitato, mistero e piste dopo il lampo di calore. Putin: 'Arriveremo alla verità'
di Anna Paratore

Non si chiarisce ma, se possibile, si complica il mistero dell’Airbus 330 della Metrojet caduto sul Sinai sabato mattina scorso. Se inizialmente sembravano tutti d’accordo nell’escludere che si trattasse di un’azione terroristica, adesso anche questa ipotesi sembra presa in seria considerazione. Si accantona solo l’eventualità di un attacco portato dall’esterno, e questo per un problema logistico, perché i missili terra aria a spalla di cui dispongono le milizie del Califfato islamico non sono in grado di abbattere un aereo che in quel momento aveva raggiunto l’altitudine di crociera – la cosiddetta zona sicura – a 9450 metri d’altezza.

A mantenersi fermi sulla versione del “cedimento strutturale”, sono le autorità egiziane ma questo, più che una convinzione che poggi su solide basi, sembra la speranza delle autorità di un paese a cui il terrorismo sta a mano a mano distruggendo la maggiore fonte di reddito: il turismo. Sparatorie sulle spiagge, turisti uccisi a bordo dei pullman mentre visitano antiche vestigia, bombe negli alberghi e ora, forse, anche la drammatica ipotesi che il volo 9268 della Kogolymavia, meglio nota come Metrojet, si sia schiantato non per un incidente ma per una volontà omicida.

La stessa Metrojet esclude completamente la possibilità di un cedimento strutturale, mentre dà grande peso a una possibile esplosione a bordo, ipotesi sostenuta anche dall’enorme spazio su cui sono sparsi i detriti dell’Airbus A-321, circa 16 chilometri quadrati. C’è da dire, però, che per ora non sembra siano state trovate tracce di esplosivo, comunque un dettaglio quest’ultimo, visto che l’indagine per scoprire cosa sia davvero accaduto a questo disgraziato volo è appena all’inizio.

Più cauto della Metrojet è il governo russo e lo stesso Putin, che si sono limitati ad affermare di non escludere nessuna ipotesi, ma di avere la determinazione necessaria per arrivare a stabilire senza ombra di dubbio come siano andate le cose. “Arriveremo alla verità, qualsiasi essa sia”, ha detto il presidente Putin e, nelle sue parole, molti hanno visto la volontà di lasciarsi aperta qualsiasi strada, anche quella di una futura, pesantissima ritorsione nel caso che l’ipotesi dell’attentato venisse comprovata.

Anche il direttore della National Intelligence Usa, James Clapper, non esclude che possa esserci un atto di terrorismo dietro lo schianto dell’aereo russo. “Non abbiamo ancora prove dirette di un coinvolgimento di terroristi, ma personalmente non lo escludo”, ha affermato durante una conferenza stampa. Del resto, c’è un elemento da non sottovalutare che sosterrebbe l’ipotesi attentato: come segnalato dall’International civil aviation organization (Icao), l’Agenzia delle Nazioni Unite specializzata in sicurezza aerea, è dallo scorso marzo che Stati Uniti, Germania e Regno Unito avevano raccomandato alle proprie compagnie aeree di non sorvolare mai il Sinai sotto la quoti di 8.000 metri (26.000 piedi circa).

Il quotidiano russo Kommersant, oggi azzarda un parallelismo tra la strage di Lockerbie del 1988, quando un aereo di linea fu fatto esplodere dai libici con una bomba piena di plastico piazzata in una valigia nella stiva, a quanto accaduto all’Aribus della Metrojet, lasciando intendere un macroscopico buco nella sicurezza dell’aeroporto egiziano di Sharm el-Sheikh . lo stesso quotidiano, però, prende anche in considerazione altre ipotesi, tra cui quella dell’incidente determinato da una decompressione esplosiva. Allo stato dei fatti, nell’attesa che esperti egiziani e russi, di concerto, analizzino i resti dell’aereo, non resta che attendere quello che diranno le scatole nere che, secondo indiscrezioni, sarebbero già state entrambe recuperate.
autore / intelligo
caricamento in corso...
caricamento in corso...
[Template ADV/Publy/article_bottom_right not found]