Commercio e Turismo: record di fallimenti e contraddizioni statistiche

03 novembre 2015, Luca Lippi
Commercio e Turismo: record di fallimenti e contraddizioni statistiche
L’Istat ha registrato i dati sul movimento dei clienti negli esercizi ricettivi relativi al secondo trimestre 2015 (pubblicati a ottobre). Scrive l’Istat: “Gli arrivi negli esercizi ricettivi sono stati pari a 31,6 milioni di unità e le presenze a oltre 96,4 milioni, con aumenti, rispetto al secondo trimestre del 2014, rispettivamente del 2,2% e dello 0,8%” conclude la nota dell’Istat: “La permanenza media è passata da 3,09 giornate nel secondo trimestre del 2014 a 3,05 nel secondo trimestre del 2015, con valori in calo”.

Questo è quanto rilevato ufficialmente dall’Istututo di Statistica e quindi dobbiamo necessariamente considerarlo un dato certo; a questo però si contrappone  un’altro dato che contrasterebbe con quanto fin’ora abbiamo rilevato dall’Istat. I dati in questione sono quelli di Confesercenti secondo cui tra luglio e settembre (quindi nel terzo trimestre)  530 imprese del comparto commerciale e turismo hanno portato i libri in tribunale. Quanto emerge dall’Osservatorio di Confesercenti, si tratta del dato trimestrale più alto dal 2009 (inizio delle serie storica), superiore del 5,6% ai 502 fallimenti dello stesso periodo 2014 e di oltre il 123% rispetto a quelli del terzo trimestre 2009.

I numeri assoluti più elevati di imprese fallite nel commercio e nel turismo si registrano in Lombardia, seguita da Lazio e Campania. La classifica cambia, però, se si considera l’incidenza del numero totale di attività fallite sullo stock complessivo di imprese di commercio e turismo nelle singole regioni. In questo caso la maglia nera va all’Umbria. I risultati migliori, invece, si registrano in Molise (solo 0,8 imprese fallite ogni mille), Basilicata (1,06 su 1000) e Sardegna (1,15).

Dunque la crisi sarebbe alle spalle secondo la “propaganda di governo” e secondo i media che troppo spesso accondiscendono, sta di fatto che i numeri non mentono, e la fotografia appena scattata è l’emblema di una situazione che ormai è fuori controllo. Non si può certo affermare che la stagione non abbia fatto la sua parte, e che comunque (a parte le considerazioni politiche) c’è sempre un bonus da 80 euro mensile che qualche concessione in più la offrirebbe. Considerate le condizioni appena citate, è piuttosto ardito parlare di ripresa, la prudenza sarebbe condizione necessaria e sufficiente a evitare brusche virate di consenso. Ora aspettiamo i dati dell’Istat per gli altri comparti e le risposte delle associazioni di categoria che hanno in pugno la situazione reale del Paese.

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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