8 novembre, Cattaneo (Fi): "La nostra presenza a Bologna significherà due cose. Ma B. deve ancora decidere"

03 novembre 2015, Lucia Bigozzi
8 novembre, Cattaneo (Fi): 'La  nostra presenza a Bologna significherà due cose. Ma B. deve ancora decidere'
“Se Berlusconi deciderà di andare a Bologna prenderà la scena e darà la linea su quella che per Fi è la strada da percorrere come centrodestra”. A cinque giorni dal Bologna-day-salviniano, Alessandro Cattaneo, dirigente nazionale di Fi, analizza con Intelligonews cosa si muove nel centrodestra anche in chiave amministrative 2016. “Inevitabile l’alleanza con la Lega”, frase che ha il suo peso anche per la sfida di Roma. 

8 novembre a Bologna con o senza Berlusconi? In Fi molti temono che una presenza del leader di Fi significhi abdicare in favore della Lega. E’ così?

«Ciò che conta è il messaggio che deve uscire. Secondo me una presenza di Fi a Bologna significa due cose. Uno: siamo nettamente all’opposizione di Renzi. Due: il prossimo anno verremo misurati come centrodestra alle amministrative in grandi città e la scelta di campo non può che essere quella della coalizione»

Quando dice presenza di Fi a Bologna si riferisce a Berlusconi o a esponenti dello stato maggiore del partito?

«Berlusconi aveva dato la sua adesione, poi il presidente può decidere in ogni momento cosa fare. L’iter condiviso era di partecipare a un tavolo con la Lega per preparare i contenuti della manifestazione di Bologna».

E’ stato attivato questo tavolo?

«Ci sono stati diversi incontri tra dirigenti di Fi e della Lega. Poi, il presidente Berlusconi farà le sue valutazioni»

Secondo lei dovrebbe andare a Bologna o no?

«Non esiste la scelta giusta o sbagliata. Secondo me, se Berlusconi deciderà di andare, prenderà la scena e darà l’indicazione e la linea su quella che per Fi è la strada da percorrere come centrodestra. Non è l’incoronazione di nessuno, è un rafforzare un’alleanza che nei territori, soprattutto in previsione delle amministrative del prossimo anno deve vederci tutti uniti, senza esitazione»

Tavoli di confronto sui contenuti per limare le divergenze che ci sono tra Fi e Lega. E’ questo il vero motivo al di là dell’aspetto organizzativo?

«Io sono stato testimone di un’esperienza nelle amministrazioni locali e visto che parliamo di 30 città capoluogo al voto nel 2016, le distanze sono veramente minime. Il nostro modo di governare è da sempre contraddistinto dalla coesione e da valori molti vicini tra noi e la Lega; insomma un modello di governo alternativo alla sinistra vincente in molte realtà, non solo del Nord. Diciamo la verità: diversamente da noi, la sinistra sul territorio governa in modo molto distante dall’idea renziana: Pisapia a Milano, Marino a Roma e De Magistris a Napoli sono tutto tranne che emanazioni renziane»

Roma: Fi è divisa sull’opzione Marchini; dall’altra parte c’è l’opzione Meloni che la Lega sta considerando. Come stanno veramente le cose?

«Su Roma siamo in fase di scelta delle migliori alleanze. Lì il tema è che noi dobbiamo garantire una coalizione il più possibile unita, forte, coesa perché al di là della sinistra, c’è il pericolo dei 5S che forse per la prima volta partono favoriti in una competizione. Anche per questo è necessario trovare una sintesi. Io mi limito a osservare questo: la fase storica che sta vivendo la Capitale con tutti i problemi che abbiamo visto esplodere, indica che Roma ha bisogno di una risposta netta e chiara e in questo senso occorre capire qual è il progetto politico che c’è dietro a Marchini e dietro alla Meloni. Io sposerei il progetto più chiaro, netto e di cesura verso un certo sistema; poi ovviamente il quadro va visto nei dettagli»

Ma c’è il rischio concreto che il centrodestra vada al voto con due candidati sindaco o no?

«I rischi ci sono sempre in politica come nella vita, ma da dirigente nazionale di Fi dico che bisogna evitarli a ogni costo. Ce lo chiedono gli elettori e ce lo dimostrano come del resto le storie elettorali di Venezia, Perugia dove abbiamo vinto stando uniti»

Milano: chi è l’anti-Sala per Fi? E’ Lupi? Nel suo partito girano diversi nomi, da De Albertis a Brera. Che ne pensa?

«Io dico che di possibilità ce ne sono diverse. A me piaceva anche Claudio De Albertis; ma si è parlato anche di Del Debbio e Scaroni che poi hanno detto no; tuttavia farei una riflessione anche sul perché personalità di grande valore e autorevolezza spesso dicono di no. Dobbiamo interrogarci su che idea abbiamo dato della politica; molti sanno che si tratta di un impegno talvolta messo sotto la lente di ingrandimento in maniera distorta: va bene la stampa che monitora, va bene la magistratura che fa il suo dovere ma alla fine se c’è una sorta di fuga da questi ruoli, forse c’è qualcosa che non va»

Non ha risposto su Lupi candidato sindaco del centrodestra.

«Conosco Lupi e ne ho stima. Certo, la scelta di aderire all’Ncd ma anche di perseverare nella sintonia con Alfano e nell’alleanza con Renzi non aiuta. Il primo a mettere ogni volta l’accento sulla contrapposizione con la Lega è proprio Lupi; recentemente ho partecipato con lui a un confronto pubblico e lui ha usato toni molto accesi contro la Lega, mentre mi pare inevitabile che con la Lega vadano ricercati modi di stare insieme, anche perché se stiamo insieme in Regione Lombardia, Veneto e Liguria, perché non dovremmo farlo anche a Roma e Milano? ».
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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