Che fine ha fatto Nada?

03 novembre 2016 ore 10:24, intelligo
di Anna Paratore

«Noi ragazze siamo più complesse, abbiamo tante dimensioni, e così io con la mia musica scavo nella nostra sofferenza»
A  61 anni mostrarne poco più della metà non è da tutti, soprattutto se non si è fatto ricorso alla pratica di qualche mago del bisturi estetico. Nada c’è riuscita, e non possiamo che complimentarci con lei e con la sua carriera ormai lunga 45 anni, da quando appena quindicenne si ritrovò sul palco del Festival di Sanremo…
Che fine ha fatto Nada?
Nada Malanima nasce a Gabbro di Rosignano Marittimo in provincia di Livorno nel 1953. La sua è una famiglia contadina, assolutamente non cattolica. Suo padre, quando è libero dal lavoro, per diletto suona il clarinetto. Sua madre invece alleva polli, è una comunista convinta sebbene, incredibile ma vero, nutra una grande passione per i canti popolari e religiosi, di quelli che si intonano durante le processioni. Questa sorta di predilezione per canto e musica di mamma e papà, in un certo senso predispongono la ragazzina a sviluppare un bel talento canoro, tanto che sua madre pur di farla continuare in questo settore, trova un maestro di canto livornese che accetta di essere pagato in polli.  Intanto, il papà incoraggia la sua Nada a cantare ovunque quando è possibile, alle feste di paese, ai matrimoni e il sabato sera in un garage di Gabbro davanti ad amici e compaesani. Ad una di queste esibizioni c è Franco Migliacci, paroliere, produttore discografico, attore, editore musicale e talent scout italiano, che rimane piacevolmente colpito dal timbro importante di Nada, dalla sua voce così profonda e adulta.   Risultato, spinta anche dalla mamma che la vuole sulla strada del successo, Nada lascia non senza rimpianto la sua Gabbro e arriva a Roma. Ovviamente i genitori l’accompagnano, e qui lei fa il suo primo provino e lo supera con successo. 
Canta Nada, quelle che definirà lei stessa a distanza di anni, “brutte canzoni”.  Poi arriva il 1969  ed esordisce con la cover italiana di "Les Bicyclettes de Belsize", per poi sbarcare sul palco di Sanremo con “Ma che freddo fa”, in abbinamento con i Rokes (sono gli anni in cui a Sanremo la stessa canzone viene presentata da due interpreti), ed ottiene un inaspettato successo. Il pezzo arriva quinto al Festival che viene vinto dal brano Zingara, ma sale al primo posto della hit-parade, e ci resta 5 settimane mentre la quindicenne livornese, con l’aria timida e un po’ spaesata, il  fisico minuto, il faccino pulito e i lunghi capelli lisci sulle spalle, diventa per tutti “il pulcino di Gabbro” in quelli che sono gli anni de “l’aquila di Ligonchio” e de “la pantera di Goro”, rispettivamente la Zanicchi e Milva. In compenso, la sua notorietà esplode non solo in Italia, ma anche in Spagna e in Giappone.  
A Sanremo segue la partecipazione a Un disco per l’estate con un singolo, Biancaneve, che però riscuote più successo con il retro, Cuore Stanco. Grazie al successo ottenuto in così poco tempo, al sua etichetta – RCA italia – le fa incidere un album intitolato “Nada”, etichettato però RCA Talent e che contiene parecchie cover di pezzi stranieri tradotti, tra cui anche Yellow Submarine dei Beatles nella traduzione di Mogol.  Quelli sono gli anni in cui la carriera di un cantante italiano passa senza tema di smentita invariabilmente per il Festival di Sanremo, e anche quella di Nada non fa eccezione. Torna a Sanremo nel 1970 con  “Pà diglielo a mà”, che come brano non è un granché, ma si rifà nel 1971 quando si ripresenta al Festival con “Il cuore è uno zingaro” di Migliaccio e Mattone, brano che con 357 voti la porta a vincere la XXI edizione del Festival della Canzone Italiana in coppia con Nicola Di Bari. Intanto, la cantante ha anche pubblicato il suo secondo album, Io l’ho fatto per amore, un lavoro che unisce i brani presentati a Sanremo, alcune cover e degli inediti, fra i quali un pezzo, il primo della sua carriera, di cui è anche autrice del testo, La fotografia. Nel 1972, Nada è di nuovo a Sanremo e si classifica terza con Re di denari. Gli va peggio a Un disco per l’estate di Saint Vincent dello stesso anno, dove arriva decima con Una chitarra e un’armonica. Seguono altri brani che riscuotono sempre un ottimo successo, come Che male fa la gelosia, Bugia e L’anello.  
Gli anni trascorrono e Nada non è più una sparuta adolescente. Abbandonato definitivamente l’aspetto da “pulcino”, la giovane donna sente l’esigenza di cambiare non solo la sua immagine, ma anche quel genere musicale pop-superficiale  - dice lei - portato avanti fino a quel momento. Determinante per questo giro di boa, una serie di eventi: la conclusione del legame con Migliacci, la conoscenza di Gerry Manzoli, bassista dei Camaleonti che anni dopo diventerà suo marito, e l’incontro con il sottovalutato poeta-cantautore Piero Ciampi.  Dalla collaborazione con Ciampi, nasce un album, Ho scoperto che esisto anch’io, che però all’epoca non otterrà un grande successo. In seguito, Nada collaborerà con cantanti e autori che arriveranno alla notorietà solo in seguito, e pubblicherà nel ’75 l’album 1930: Il domatore di scimmie, e si esibirà in un concerto con Piero Ciampi, Paolo Conte e Renzo Zenobi, serata che non avrà successo e che verrà anche registrata dalla RAI che però non la manderà mai in onda. Un periodo un po’ buio quello, che però con il passaggio dalla RCA alla Polydor, sarà superato. Nada torna al successo con le sue classiche canzoni pop, grazie alla collaborazione di Mauro Lusini. Pubblica svariati 45 giri che ottengono un buon riscontro commerciale: Pasticcio universale (1978) arrangiamenti di Alessandro Centofanti e Walter Martino, Dolce più dolce (1979), Rosa (1980) e soprattutto Dimmi che mi ami che mi ami che tu ami che tu ami solo me (1981) e Ti stringerò (1982), dove Nada firma il testo e ritrova la Top Ten nella classifica dei 45 Giri.  Nel 1983 altro fortunato cambio di etichetta: Nada passa alla EMI e pubblica l’album Smalto di grande successo grazie anche al singolo Amore disperato. Successivamente, dopo una svolta musicale sull’elettronica, Nada pubblica Noi non cresceremo mai e Baci rossi, che però rimangono abbastanza al palo per quanto riguarda le vendite. E va male anche al Festival di Sanremo del 1987 quando con il brano Bolero la cantante si classifica all’ultimo posto.
Questa serie di insuccessi allontana Nada dal palcoscenico per un bel po’ di anni. Bisognerà aspettare il 1992 per l’album Anime Nere in cui Nada è anche autrice dei testi, per sentire di nuovo parlare di lei anche se poco, visto che l’album non è adeguatamente pubblicizzato. Seguono Malanima: Successi ed inediti 1969-1994 per celebrare i 25 anni di carriera e Nada Trio. Quest’ultimo disco esce inizialmente come allegato a una rivista, ma il buon successo che ottiene ne determina una ristampa dall’etichetta Storie di Note.  E’ poi la volta del Sanremo 1999 con il brano scritto e composto da lei stessa, Guardami negli occhi. Seguono altri dischi, sia album che singoli fino al 2008 quando Nada pubblica il suo primo live, Stazione Birra. ll 21 giugno 2009 prende parte al concerto benefico Amiche per l'Abruzzo aprendo la diretta radio nazionale. Il 5 novembre del 2010 partecipa, nell'ambito del Festival d'autunno di Catanzaro ad uno spettacolo dal titolo "Donna che parla in fretta", insieme a Marina Rei, Paola Turci e all'attrice Mariella Lo Giudice. Porta anche in tournée lo spettacolo teatrale Musicaromanzo, in cui l'artista racconta sé stessa attraverso monologhi e canzoni. Nel 2013 scrive per Ornella Vanoni la canzone Il bambino sperduto, incluso nell'album Meticci mentre nel 2014 pubblica Occupo poco spazio. Poi, proprio quest’anno, è uscito il suo nuovo album, L’amore devi seguirlo, scritto e prodotto da lei e registrato con il supporto dei Sacri Cuori e di Massimiliano Larocca.
Dunque, anche ad un esame superficiale come può essere il nostro, ci accorgiamo che la carriera di Nada non si è mai fermata nemmeno quando il grande pubblico ha smesso di sentire parlare di lei. I suoi veri fan, quelli che la amano da sempre, continuano a seguirla e ad apprezzarla. Complimenti…

autore / intelligo
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