Effetto emailgate, Obama presidente di parte: "Da Fbi solo soffiate"

03 novembre 2016 ore 10:40, Lucia Bigozzi
Se l’Fbi riapre l’inchiesta sulle mail che ‘imbarazzano’ la Clinton, Obama non perde tempo e torna in campo a sostegno della candidata democratica con il “peso” della sua autorità di presidente degli Stati Uniti. E non usa giri di parole criticando
Effetto emailgate, Obama presidente di parte: 'Da Fbi solo soffiate'
l’iniziativa del capo dell’agenzia investigativa James Comey: “Noi non operiamo sulla base di soffiate, di indiscrezioni. Noi operiamo sulla base di decisioni concrete, quando vengono prese”. Parole che sembrano ‘sconfessare’ il modus operandi del direttore del dipartimento investigativo. In particolare il riferimento corre alla lettera che lo stesso Comey la settimana scorsa aveva inviato al Congresso, con cui aveva comunicato che gli agenti avrebbero svolto altre verifiche sulla gestione delle mail di Hillary Clinton, negli anni 2009-2013 quando ricopriva il ruolo di Segretario di Stato. Accertamenti che secondo il capo dell’Fbi sono necessarie dopo aver intercettato un numero di mail definite “pertinenti” alla vicenda, nel computer di Anthony Weiner, l’ex marito di Huma Abedin, che è stata la più stretta collaboratrice di Hillary. Una vicenda che rilanciata in questi termini ha infiammato l’ultimo scorcio di campagna elettorale con la Clinton impegnata a respingere le accuse e i suoi sostenitori – a cominciare da Omaba – impegnati a ribaltare le accuse attaccando chi insinua sospetti (in questo caso l’Fbi). Non a caso la Clinton ha chiesto “imperativamente” a Comey di chiarire su quali basi è arivato a decidere di riaprire il caso. Dall’altro versante, invece, Trump cavalca la storia delle mail sostenendo che l’inchiesta riaperta dall’Fbi rappresenta la “prova corruzione di Hillary”. 

Ma sono soprattutto le parole di Obama in un’intervista televisiva con NowThisNews, poi rilanciata dalla Cnn a dire che “questo tema è stato indagato a fondo negli ultimi tempi. La conclusione dell’Fbi e del Dipartimento di Giustizia e la conclusione delle commissioni di inchiesta del Congresso risultano uguali: sono stati commessi alcuni errori, ma non c’è nulla che possa essere penalmente perseguito”. Gli effetti del livello altissimo di scontro a cinque giorni da voto, si ripercuote subito sui mercati finanziari perché Wall Street ha fatto registrare una flessine dallo scorso venerdì, ovvero dopo la diffusione della lettera dell’agenzia investigativa al Congresso. Un dato, quest’ultimo, che apre un dibattito persino tra gli analisti finanziari spaccati a metà: c’è chi ritiene che con Trump alla Casa Bianca i valori della Borsa crolleranno e chi, invece, ipotizza un ‘choc’ ma solo temporaneo. 
autore / Lucia Bigozzi
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