Neet inattivi e costosi, pesano 1,2 sul Pil: Italia batte Grecia per "bamboccioni"

03 novembre 2016 ore 11:39, Americo Mascarucci
Sarebbero i Neet, giovani sotto i 30 anni che non lavorano e non studiano, il gruppo più colpito dalla crisi economica. 
In Italia, nel 2015, erano 2,3 milioni i giovani di età compresa tra i 15 ed i 29 anni che non lavoravano, non studiavano e non erano inseriti in nessun percorso di formazione, rientrando nella cosiddetta categoria dei NEET (acronimo inglese che sta per Not in Education, Employment or Training). 
Una recente indagine condotta da Pwc, utilizzando dati dell’Ocse, ha quantificato i vantaggi di cui gioverebbero le singole economie azzerando il numero dei propri NEET. 
A livello mondiale, per esempio, una diminuzione dei giovani che non studiano e non lavorano comporterebbe un aumento del Prodotto interno lordo di mille miliardi di dollari. 

Neet inattivi e costosi, pesano 1,2 sul Pil: Italia batte Grecia per 'bamboccioni'
Ecco perchè è nato NEETwork, un’iniziativa promossa da Fondazione Cariplo che punta a offrire tirocini di 4-6 mesi in organizzazioni non profit a 1000 ragazzi tra i 18 e i 24 anni della Lombardia, non diplomati, che non studiano e non lavorano e che siano disoccupati da almeno sei mesi. 
Non è stato facile far partire i primi 100 tirocini: si tratta infatti di ragazzi sfiduciati che non spediscono neanche un curriculum: molti di questi sono stati rintracciati attraverso Facebook o attraverso gli appelli delle mamme e delle nonne. 
I Paesi che ‘sfruttano’ meglio il potenziale dei ragazzi sono, secondo il Young workers index di Pwc, Svizzera, Germania e Austria, seguite da Islanda, Norvegia e Danimarca. L’Italia è al 35esimo posto, cioè ultima, nella classifica dei Paesi Ocse che danno più opportunità ai giovani, battuta dalla Grecia (34esima) e dalla Spagna (33esima). Questi Paesi, secondo il report, sono quelli che hanno subito le conseguenze peggiori della crisi economica degli ultimi otto anni. Chi ha fatto i progressi migliori, tra il 2006 e il 2015, sono stati Israele, Lussemburgo e Germania, che hanno scalato la classifica.
Tuttavia, come riferisce il quotidiano La Stampa Ci sono anche gli Eet, che sono l’esatto opposto. 
Sono molti di meno, ma ci sono, mettono a frutto le loro competenze, s’inventano mestieri, aprono nuove imprese e producono ricchezza. 
In tutto sono ben 175mila, come certificato dal Censis che per conto di Confcooperative ha condotto una ricerca sui giovani "dell’Italia che ce la fa", ed operano nei settori più vari, dai servizi d’informazione all’informatica, dalla ristorazione ai servizi alle imprese.

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