Comunque vada sarà un insuccesso: un’anatra zoppa alla Casa Bianca

03 novembre 2016 ore 14:45, intelligo
di Alessandro Corneli

Ormai è certo che il prossimo presidente degli Stati Uniti – Hillary Clinton o Donald Trump – sarà un’anatra zoppa a meno che un, oggi improbabile, enorme divario di voti popolari a favore del vincitore non stenda una robusta patina di legittimità sul nuovo inquilino della Casa Bianca. Se poi il divario in voti popolari, che è comunque cosa diversa dal divario dei voti dei “grandi elettori”, sarà contenuto, come fanno prevedere i sondaggi più recenti, allora il nuovo presidente dovrà faticare parecchio per essere riconosciuto come “il presidente di tutti gli Americani” poiché lo scontro si è così spostato sul piano personale che gli elettori del perdente difficilmente si metteranno il cuore in pace. I grandi elettori sono 538 e, tecnicamente, sono i delegati dei singoli Stati, in numero proporzionato alla popolazione. In teoria dovrebbero confermare il voto popolare. Ne occorrono 270 per vincere. Questi
Comunque vada sarà un insuccesso: un’anatra zoppa alla Casa Bianca
delegati si riuniranno il primo lunedì dopo il primo mercoledì di dicembre: quest’anno, il 12 dicembre. Considerata l’acredine della campagna elettorale, qualcuno potrebbe esprimere un voto diverso dalla maggioranza emersa nel suo Stato. Il 6 gennaio, a camere congiunte, si riunirà il Congresso per aprire le schede dei grandi elettori e solo allora, formalmente, sarà eletto il ticket: Presidente e Vice Presidente.   
L’irruzione dell’Fbi nella campagna elettorale americana, indipendentemente dall’influenza che avrà sul voto, consente di capire un po’ meglio il funzionamento dei sistemi politici del nostro tempo anche perché mette in luce l’intreccio tra politica interna e politica estera, attività private e funzioni pubbliche, sicurezza nazionale e affari economici transnazionali. Nessuno nega a Donald Trump il diritto di concorrere alla presidenza degli Stati Uniti; ma quanto potrebbero pesare, sulle sue decisioni di presidente se fosse eletto, i suoi rapporti d’affari intrattenuti in passato a livello nazionale e internazionale? Bill Clinton, come ex presidente, aveva tutto il diritto di creare una fondazione, insieme alla moglie Hillary, e raccogliere fondi per svolgere anche un’attività di lobby; ma quanto potrebbero influire le relazioni personali, anche in questo caso nazionali e internazionali, corroborate da generose donazioni, su un’eventuale presidenza Hillary? Questi aspetti sono forse più importanti rispetto al formalismo dell’uso di pc personali, da parte di Hillary quando era Segretario di stato, per trasmettere delle e-mail dal momento che ben altro, come si è visto, viene intercettato a livello mondiale.
Questa campagna elettorale ha portato alla luce alcuni meccanismi di potere interni agli Stati Uniti, che peraltro non differiscono da quelli esistenti negli altri Paesi se non per il peso della potenza americana. Non si era forse parlato, solo per fare un esempio, di finanziamenti di Gheddafi a Sarkozy? Il punto è che ambizioni personali, interessi economici interni e affari internazionali si intrecciano. C’è da chiedersi se quello che viene fuori da questo scontro di interessi sia tutto o solo la punta dell’iceberg. Basterà la “coperta” del voto popolare a coprire e tranquillizzare? Nel caso specifico degli Stati Uniti, ormai è evidente che, anche se ci sarà l’accettazione formale, e di cortesia, del verdetto elettorale da parte dello sconfitto o della sconfitta, le reciproche accuse che hanno avvelenato la campagna elettorale, andando al di là delle persone, non potranno essere rimesse dentro la bottiglia e il nuovo presidente sarà comunque un’anatra zoppa dal punto di vista della legittimità, e più a livello interno che internazionale.
Non sappiamo se questo indurrà il nuovo inquilino della Casa Bianca a nascondere le difficoltà – che sono interne al sistema – dietro un protagonismo verso l’esterno: sarebbe la strada più facile, quella che potrebbe percorrere Hillary Clinton. Ma anche Donald Trump, che abbraccia appassionatamente la bandiera a stelle e strisce, sarebbe esposto alla tentazione di nascondere i problemi interni in una rinnovata esaltazione dei valori americani.  Sarebbe grave se l’anatra zoppa decidesse anche di nascondere la testa sotto la sabbia. 



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