Il libro "Non è Francesco" di Antonio Socci oggi in libreria. Ma la Chiesa è vicina a uno scisma?

03 ottobre 2014 ore 11:09, Americo Mascarucci
Il libro 'Non è Francesco' di Antonio Socci oggi in libreria. Ma la Chiesa è vicina a uno scisma?
La Chiesa cattolica è prossima ad un nuovo scisma? Il terzo millennio, dopo i due papi, dovrà sobbarcarsi anche la nascita di una seconda Chiesa, una Chiesa cattolica di rito anti-bergogliano? 
Detta così sembrerebbe pura fantascienza, ma in realtà questa ipotesi, per quanto incredibile, secondo voci attendibili dentro e fuori i sacri palazzi, sarebbe tutt’altro che peregrina, anzi risulterebbe addirittura molto probabile. E’ oggi in libreria presso Mondadori il nuovo libro del giornalista cattolico Antonio Socci, dal titolo emblematico “Non è Francesco” nel quale lo scrittore, discepolo di don Luigi Giussani, avanza una pesante ipotesi; l’elezione di Francesco sarebbe nulla e questo per ben due ordini di motivi. Innanzitutto Ratzinger non ha mai abbandonato il Vaticano, ma secondo il giornalista ha soltanto rinunciato all'esercizio attivo, perché a quello petrino non si può rinunciare. Tant’è vero che, argomenta sempre Socci, Benedetto XVI continua a firmarsi come Pontefice. Ma non è finita qui. A detta dello scrittore cattolico, Bergoglio non sarebbe un Papa legittimo anche in virtù di un’altra sconcertante rivelazione: nell’ultimo conclave infatti sarebbero stati fatti cinque scrutini in un giorno invece che quattro e nell'urna sarebbe stata depositata una scheda in più. L'elezione pertanto sarebbe da considerare nulla". Francesco dunque, in base a questa tesi, sarebbe un papa “abusivo” che svolgerebbe il ministero petrino senza una vera legittimazione. Attenzione però, Socci per mettere nero su bianco certe accuse, deve avere avuto delle informazioni certe ed attendibili che soltanto all’interno del Vaticano, chi ha preso parte all’ultimo conclave, può sapere. E allora nasce il sospetto più che legittimo che all’interno della Chiesa questo pontefice cominci ad avere davvero tanti, troppi nemici. Le prime avvisaglie di uno scontro si stanno avendo in occasione dell’ormai imminente Sinodo sulla famiglia, convocato per affrontare tante questioni aperte. Sempre nei prossimi giorni è infatti attesa l’uscita di un altro libro destinato a fare rumore intitolato: “Permanere nella verità di Cristo. Matrimonio e comunione nella Chiesa cattolica”. Stavolta a scriverlo non è un giornalista di stampo tradizionalista, bensì cinque cardinali di peso di Santa Romana Chiesa; Gerhard Ludwig Müller, il prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, nominato da Papa Benedetto XVI nel 2012 e fatto cardinale nel Concistoro di febbraio; Raymond Leo Burke, prefetto della Segnatura apostolica; Walter Brandmüller, presidente emerito del Pontificio Comitato di scienze storiche; Carlo Caffarra, arcivescovo di Bologna e uno dei teologi più vicini a san Giovanni Paolo II sui temi della famiglia e Velasio De Paolis, presidente emerito della Prefettura degli affari economici. Il libro esce in risposta alla relazione tenuta dal cardinale Walter Kasper nel Concistoro straordinario del 20 e 21 febbraio scorso, su incarico di Francesco. In quella sede Kasper aveva in pratica delineato il “Bergoglio pensiero”, in riferimento alla possibilità di riammettere alla comunione i divorziati risposati con rito civile. Ebbene, i cinque cardinali autori del testo in uscita, sostengono una tesi diametralmente opposta, secondo la quale non può esservi misericordia a scapito della dottrina. Non si possono riammettere i divorziati risposati ai sacramenti nel momento in cui gli stessi hanno commesso adulterio e hanno così infranto un comandamento dettato da Gesù stesso nel Vangelo. La posizione di Muller e degli altri firmatari del documento anti Kasper, è la stessa ribadita in passato da Benedetto XVI. Nessuna condanna per i divorziati risposati, la Chiesa è aperta e accogliente anche con loro, ma concedere la comunione è impossibile nel momento in cui si è infranta una prescrizione che Gesù stesso ha voluto tramandare, affinché fosse preservato in eterno il principio dell’indissolubilità del matrimonio. Proprio il Sinodo sulla famiglia potrebbe rappresentare il terreno dello scontro finale fra i sostenitori di Bergoglio da una parte, decisi ad anteporre le ragioni della misericordia alla dottrina e quanti invece considerano impossibile venir meno ai precetti evangelici per soddisfare i desideri di quanti permangono nel peccato di adulterio. La storia della Chiesa è ricca di scismi che si sono consumati maggiormente intorno alle questioni dottrinali (l’ultimo in ordine di tempo è quello avvenuto in occasione del Concilio Vaticano II ad opera del vescovo francese Marcele Lefebvre) e le condizioni perché, intorno al tema della comunione ai divorziati risposati ed altre materie che hanno attinenza con l’etica si possa arrivare ad una rottura insanabile, ci sarebbero tutte. Incredibilmente la più dolorosa lacerazione che la Chiesa cattolica ha conosciuto, quella promossa nel 500 da Enrico VIII che originò la Chiesa anglicana, è nata e si è sviluppata intorno ad una questione prettamente matrimoniale. Il papa dell’epoca Clemente VII rifiutò infatti di annullare le nozze fra il re d’Inghilterra e la moglie Caterina d’Aragona, dopo che una commissione di teologi aveva stabilito che non sussistevano i presupposti per infrangere la dottrina della Chiesa esaudendo il desiderio del sovrano di ripudiare la legittima consorte per sposare Anna Bolena. Come giustificare oggi una soluzione diversa da allora “sdoganando” il peccato di adulterio? Questioni quelle che il prossimo Sinodo sulla famiglia si troverà ad affrontare e che potrebbero non essere risolvibili all’interno della Chiesa preservandone l’unità, nel momento in cui una parte di cardinali considera già in partenza incompatibile con il Vangelo qualsiasi soluzione in grado di esaudire le richieste dei divorziati. Una soluzione favorevole farebbe la gioia di Eugenio Scalfari ma non certamente quella dei cattolici più tradizionalisti. In più c’è chi fa notare come sia incongruente beatificare Paolo VI proprio nell’ambito di un Sinodo che a detta di molti dovrebbe “modernizzare”, o demolire secondo i più conservatori la dottrina della Chiesa, ricordando come proprio Montini sul tema dell’uso dei contraccettivi chiuse le porte ad ogni possibile cedimento della dottrina rispetto alle richieste del mondo moderno, bocciando anche il parere della commissione consultiva da lui stesso voluta che si era invece pronunciata a favore dell’uso della pillola. Molti leggono nel libro di Socci i presagi di un rischio scisma, con una parte della Chiesa pronta, qualora lo scontro all’interno del Sinodo dovesse volgere a vantaggio dei riformatori, a contestare addirittura l’elezione di Francesco fino a decretarne l’illegittimità papale. Fantascienza? Può darsi, ma se il buongiorno si vede dal mattino, non è un bel mattino.
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