La Lorenzin ‘chiude’ Stamina e si apre lo scontro

03 ottobre 2014 ore 14:52, intelligo
La Lorenzin ‘chiude’ Stamina e si apre lo scontro
“Sto aspettando di avere la relazione tecnica, ma posso dire, avendo letto solo le conclusioni, che il verdetto del comitato non ha possibilità di appello. E dice che questo metodo non sussiste, non ha i requisiti di efficacia, ne' per poter iniziare una sperimentazione”.  Così il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, commenta il secondo ‘no’ al metodo Stamina pronunciato dal nuovo comitato scientifico di esperti chiamati a esprimersi sull'opportunità di far partire o meno una sperimentazione.
“Se non emergono altri elementi la sperimentazione non si farà”, ha aggiunto il ministro per la quale adesso “la strada è quella della soppressione del decreto Balduzzi”. Quindi ha aggiunto: “La parte più triste di questa vicenda è quella delle tante famiglie disperate che si sono aggrappate a questa speranza. Io intendo mantenere la mia parola e i 3 milioni di euro che erano stati stanziati per la sperimentazione" del metodo Stamina "li voglio dare allo studio delle malattie rare. Poi dobbiamo, attraverso una maggior collaborazione fra ministero e strutture regionali, stare vicini alle famiglie. Tutti questi casi sono casi di solitudine, e a volte dove non può arrivare la scienza può arrivare l'umanità”. Sul versante opposto i commenti hanno un segno diverso. “Non ho visto il report del Comitato degli esperti ma l’unica cosa certa, al momento, è che neanche il nuovo pool di esperti ha valutato i risultati e i dati clinici dei pazienti. Non mi risulta infatti che nessuno di loro sia mai stato interrogato”. Lo afferma Marino Andolina, vicepresidente di Stamina Foundation, che esprime "delusione" per l'epilogo del lavoro dei 'saggi'. “La prima commissione aveva scritto delle cose che ai miei occhi apparivano assurde sui rischi legati al metodo. In questo caso non sappiamo nulla. Solo che i pazienti non sono stati presi in considerazione. Del resto chi in precedenza ci ha provato è stato 'cassato' in malo modo", incalza riferendosi al nanotecnologo Mauro Ferrari, individuato in una prima designazione del nuovo Comitato, mai andata in porto. Andolina aggiunge che “questa commissione più prudentemente si sarà limitata a lavorare sulle carte. E le carte erano un protocollo mutilato dell'ultima mezz'ora di procedimento, quella che riguarda l’incubazione in acido retinoico, e il materiale prodotto dal primo comitato. Io ho anche scritto al presidente del Comitato, Michele Baccarani, chiedendo di convocarci, perché volevo provare a modificare un protocollo che era stato adattato per renderlo replicabile in ambiente Gmp (Good manufacturing practices, requisiti molto stringenti per la lavorazione di prodotti nelle cell factory). Ma senza successo. Eppure la legge Balduzzi permetteva una deroga alle Gmp".
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