Riforme: ecco lo "zoo" senatoriale tra canguri, gufi e rosiconi

03 ottobre 2015, Lucia Bigozzi
Riforme: ecco lo 'zoo' senatoriale tra canguri, gufi e rosiconi
Il 30 ottobre Renzi suona la campanella al presidente Pietro Grasso. Non è quella della #buonascuola bensì la campanella sul Senato 2.0 che il premier vuole chiudere col voto finale il 13 ottobre. 

La querelle con la seconda carica dello Stato apre la settimana politica col rebus delle migliaia e migliaia di emendamenti contro il famigerato articolo 2 (senatori non più eletti) e va avanti col patto tra renziani e bersaniani. In realtà un compromesso per salvare capra (il partito) e cavoli (la madre di tutte le riforme. 

Opposizioni sugli scudi, slogan e cartelli in Aula durante le votazioni. Poi arriva il Canguro a tagliare la testa al toro: via tutti gli emendamenti, resta solo quello omnicomprensivo del senatore (renziano) Cociancich: il nome più gettonato tra gli scranni e nei conciliaboli allestiti per la mediazione tra le anime dem. 

Passa l’articolo 1 e i voti nel pallottoliere dei renziani sono più che sufficienti (compresi quelli dei verdiniani) a tenere in equilibrio la maggioranza, nonostante il voto contrario di tre senatori dem. Tra questi Felice Casson che a Intelligonews, spiega le ragioni del no e ne ha anche per il compromesso con i bersaniani: “Non porta da nessuna parte”. 

Sul versante opposto, dopochè il “canguro” ha scavalcato la montagna di emendamenti presentati dal leghista Calderoli, dal movimento di Matteo Salvini arriva la profezia dell’europarlamentare Mario Borghezio: “Ride bene chi ride per ultimo”. E forse tutti i torni non ce l’ha perché al Senato durante l’esame del ddl Boschi e davanti alle proteste delle opposizioni, alla fine passa il voto segreto su un emendamento all’articolo 2. Il firmatario? Roberto Calderoli. 

autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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