Alfano espelle 5 macedoni per la Jihad e il martirio

03 ottobre 2016 ore 10:25, Lucia Bigozzi
Radicalizzati. O almeno quello che mostravano quando inneggiavano alla Jihad e al martirio, esaltando i massacri dei tagliagole del Califfato e denigrando l’imam della comunità islamica locale perché considerato troppo “soft” e “sensibile” alla filosofia occidentale. Non solo: erano riusciti a intrecciare rapporti con alcuni imam radicali presenti nei Balcani, uno di questi finito in manette due anni fa. Si tratta di cinque macedoni che da tempo vivevano a Ronchi dei Legionari in provincia di Gorizia, ora espulsi dall’Italia per motivi di sicurezza nazionale, in esecuzione di un decreto emesso dal ministro dell’Interno Angelino Alfano. La misura risale al 26 settembre ma è scattata dopochè – secondo quanto riporta l’agenzia Ansa – il Gip del Tribunale di Trieste ha respinto la richiesta di misura cautelare avanzata dalla Procura Distrettuale nei confronti di due dei cinque macedoni. 

Alfano espelle 5 macedoni per la Jihad e il martirio
Il reato ipotizzato dai pm è “atti di apologia in relazione a delitti di terrorismo commessi attraverso strumenti informatici”. Ma il giudice delle indagini preliminari ha deciso che gli elementi raccolti dagli investigatori non bastavano ad adottare misure cautelari. Da qui il decreto firmato dal ministro Alfano.
Il procuratore capo di Triste non ha nascosto l’amarezza per il mancato arresto dei cinque stranieri, commentando così in una dichiarazione rilasciata all’Ansa: “Speriamo di non ritrovarceli qui, sotto mentite spoglie, tra qualche mese”. Dal Viminale, Alfano ha aggiunto: “Il nostro lavoro di prevenzione riveste una grande importanza nel contrasto al terrorismo. Proseguiamo, quindi, su questa strada perché consideriamo la prevenzione uno degli strumenti strategici per diminuire il livello di rischio terrorismo in Italia, anche se nessun Paese oggi può dirsi a rischio zero”. L’indagine ha preso avvio due anni fa da una verifica sui social, in particolare da un account Facebook dove gli investigatori hanno notato che venivano postati numerosi video e materiale documentale a favore dell' autoproclamato Stato Islamico. Oltre a un 28enne macedone cui faceva riferimento il profilo sociale e l’account, gli inquirenti sono risalti a due fratelli, di 31 e 28 anni, cognati del 28enne. Tutti e tre a Ronchi dei Legionari gestivano una società che operava nel settore edile. Ma nella rete dell’Isis era finito pure il padre dei due fratelli che con loro condivideva l’odio nei confronti dei cristiani e dell’Occidente. 

Per gli investigatori, i cinque macedoni stavano portando avanti il progetto dell’Isis “con determinazione, accompagnata da un netto rifiuto di integrarsi nella società italiana”. Insomma, tutti integralisti: al punto che – spiegano ancora gli investigatori – i cinque macedoni avevano rapporti non buoni con gli esponenti della comunità musulmana locale; si parla di contrasti anche con gli altri fedeli che frequentano il luogo di culto, anche perché i cinque uomini non facevano mistero della loro radicalizzazione. Infine, dalle indagini è emerso che avevano istaurato collegamento con alcuni foreign fighters macedoni partiti dall'Italia per andare a irrobustire le file dei miliziani dell’Isis. Complessivamente, il numero delle espulsioni già eseguite nel 2015 a livello nazionale sale a 121 e in tutti i casi, sottolineano gli investigatori, si è trattato di estremisti islamici. Nel 2016 sono 55 i decreti di allontanamento dal nostro Paese già eseguiti. 
autore / Lucia Bigozzi
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