Nessuna modifica per l'Italicum dal Pd, ma Renzi non chiude agli altri

03 ottobre 2016 ore 10:47, Lucia Bigozzi
Il Pd non farà il primo passo sull’Italicum “rivisto e corretto”. Sono gli altri che in caso devono farsi avanti in Parlamento. In sintesi la posizione del premier Renzi sul tormentone della legge elettorale che va a braccetto con quello del referendum costituzionale. Le parole sono queste: “Per me l'Italicum è una ottima legge ma se tutti pensano che si debba riaprire una discussione sulla legge elettorale, il Pd è pronto. La legge elettorale è meno importante della riforma costituzionale, per cui se bisogna cambiarla si cambia, ma non presentando un'altra proposta, altrimenti fai come il carciofo, con gli altri che dicono solo no. Siamo disponibili veramente ad andare a vedere le carte e a confrontarci”. Tradotto vuol dire: il Pd renziano non può per primo proporre correttivi a una legge che ha fortemente voluto e scritto, ma è disponibile a rivederne alcune parti se a chiederlo saranno le altre forze politiche. Un modo per “accontentare” le sollecitazioni in primis degli alleati che puntano sul premio di maggioranza alla coalizione ma anche la minoranza dem che da tempo ha confezionato un pacchetto di modifiche. 

Nessuna modifica per l'Italicum dal Pd, ma Renzi non chiude agli altri
Intervistato a Radio Popolare, il premier si concentra poi sulla battaglia referendaria: “La Costituzione non viene stravolta perché dei 47 articoli su cui interveniamo la maggioranza riguarda il Titolo V che ha fatto D'Alema e no i partigiani
”. Non a caso ricorda che “la gran parte dei partiti costituenti erano contrari al bicameralismo paritario che fu un compromesso perché i partiti non erano d'accordo”.  Stesso concetto anche sul numero dei parlamentari “cresciuto; non è quello che avevano voluto i partigiani”. Poi le riforme e la lotta agli sprechi: “Non combatto contro la libertà ma contro il Cnel e gli sprechi” con un accenno al faccia a faccia su La7 con Zagrebelsky: “Ho grande rispetto per lui, ho fatto l'esame di diritto costituzionale sul suo testo ma nel merito la matematica gli si è rivoltata contro”. Non manca una stoccata al fronte del No con rimando alle “riforme di D’Alema e Berlusconi che cambiavano i poteri del premier. Ora non c’è un potere in più per il premier anzi nell'articolo 83 ci sono più garanzie per il capo dello Stato e in generale più garanzie per le opposizioni e si favorisce la partecipazione popolare. Faccio un esempio contro di me: con la nuova riforma rispetto al referendum sulle trivelle si potevano raccogliere 800 mila firme e il quorum si abbassava e così il referendum sarebbe passato”. Insomma, a sentire il ragionamento di Renzi sembra quasi che i ruoli si siano invertiti: oggi il prof è lui e “l’allievo” (suo malgrado) Zagrebelsky. Sfida all’ultimo voto. 
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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