Nonno imprenditore regala 800mila euro al Gaslini per nipote salvato. Non l'unico

03 ottobre 2016 ore 16:29, Lucia Bigozzi
Il giorno più brutto della sua vita è stato quando i medici gli hanno detto che il nipotino di due anni era stato colpito da un tumore al cervello. Quello più bello quando gli hanno comunicato che il bimbo è guarito. In mezzo una storia di dolore, di ospedali, di cicli di chemio particolarmente aggressiva con i rischi di una serie di effetti collaterali ma indispensabile per salvargli la vita. Oggi quel bambino è tornato alla vita, grazie all’impegno e alla professionalità dei medici dell’ospedale pediatrico di Genova, Gaslini ai quali il nonno ha voluto manifestare la propria gratitudine non solo a parole ma con i fatti. Alfredo Aureli, imprenditore di Verucchio (socio e consigliere d’amministrazione del gruppo Scm specializzato nella produzione di macchine per lavorare il legno presente anche a livello internazionale), ha donato al Gaslini 800mila euro. Risorse quanto mai preziose in tempi di soldi che mancano e di crisi che non molla: soldi con cui l’ospedale ha potuto costituire e rendere operativa una una équipe di neuro-oncologia specializzata nel medulloblastoma, termine tecnico per indicare il tumore cerebrale maligno, purtroppo più frequente nell’infanzia. Alfredo Aureli racconta la decisione alla fine di un’esperienza di dolore che, evidentemente, lo ha toccato in profondità, ma lo fa con grande umiltà: “Non mi ritengo una persona speciale. Spero solo che il mio gesto arrivi al cuore di qualcuno che possa poi emularmi”. 

Nonno imprenditore regala 800mila euro al Gaslini per nipote salvato. Non l'unico
La storia che gli ha sconvolto la vita ma che poi gliel’ha restituita risale a cinque anni fa quando “diagnosticarono a mio nipote, di appena due anni, un tumore al cervello.
A Bologna ci avevano detto che restava poco da fare”. Lui e i genitori non hanno mollato, anzi, hanno reagito con grande determinazione: “Ci siamo rivolti al Gaslini e per otto mesi abbiamo vissuto a Genova. È stato operato e curato con grande professionalità e passione”. Quel bimbo di due anni che sembrava spacciato, oggi di anni ne ha 7 e frequenta regolarmente la seconda elementare. E’ un bambino felice”. Fine del tunnel, ma anche impegno per gli altri e gratitudine nei confronti di quei medici che hanno salvato suo nipote: “In realtà la prima donazione da 500mila euro l’ho fatta quando la situazione di mio nipote era ancora incerta. Non ho aspettato di avere dei risultati. Ho voluto dare quei soldi perché ho sentito il bisogno di aiutare chi si stava dedicando a lui e ai bambini malati con grande passione”. Poi sottolinea “la grande umanità del personale del Gaslini. Così ho deciso che quei soldi dovevano servire per assumere medici competenti”. Ma da buon imprenditore ha fatto in modo di agganciare alla donazione, un’attività di controllo serrata che lui stesso racconta così (nell’intervista a Quotidiano.net): “Ho nominato un comitato di controllo, formato dai miei familiari, per verificare il buon utilizzo del denaro. In caso contrario il Gaslini avrebbe dovuto restituirmi i 500mila euro. I soldi sono stati spesi bene e ho deciso di fare un’altra donazione da 300mila euro. Questa volta a scatola chiusa, senza nessun controllo”.

Non è il solo nonno a fare un gesto così importante. Anche Renato Giuliani, imprenditore residente in provincia di Varese ha ‘staccato’ assegni per donazioni pari a 7 milioni di euro, 784 mila euro dei quali per sostenere l’attività del reparto pediatrico dell'ospedale materno-infantile di Varese. Anche in questo caso, i soldi saranno impiegati per costruire una struttura residenziale dove possono alloggiare i familiari dei bambini ricoverati 

autore / Lucia Bigozzi
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