Polonia, è il "lunedì nero" delle donne per l'aborto: cortei contro la nuova legge

03 ottobre 2016 ore 12:55, intelligo
di Eleonora Baldo

Sarà un lunedì nero oggi in Polonia. A fermarsi, però, non saranno operai, insegnanti o i trasporti, bensì le donne che – emulando quanto fecero le loro “colleghe” islandesi il 24 ottobre del 1975 – con lo stop alle attività di mogli, madri e lavoratrici vogliono lanciare un segnale forte per il riconoscimento del proprio ruolo nella società e manifestare il proprio dissenso nei confronti della proposta di legge del Parlamento polacco che vuole introdurre il divieto totale di aborto nel Paese.

La manifestazione di protesta, lanciata sui social con l’hashtag #CzarnyProtest (protesta nera, appunto) con il coinvolgimento di oltre 50 città polacche, è stata organizzata dal movimento “Save the Women” che con il supporto del partito modernista Nowockzesna ha raccolto oltre 250 mila firme di protesta contro il tentativo del Pis, il partito conservatore al governo, di portare avanti la proposta di legge senza tenere conto del punto di vista delle donne e dei partiti di minoranza. Contrarie all’idea di introdurre nel Paese una legge che prevede il divieto totale di aborto, le attiviste del movimento, guidate dalla leader Barbara Nowacka, chiedono invece al governo una legge più flessibile che oltre al diritto all’aborto preveda l’introduzione di corsi di educazione sessuale nelle scuole e la contraccezione gratuita. Sul versante opposto, i fondamentalisti di Ordo Iuris appoggiati dal partito di estrema destra polacco hanno  all’attivo ben 450 mila firme a favore di una proposta di legge totalmente contraria alla possibilità di aborto, anche nel caso in cui fosse a rischio la vita della donna, in conformità con una visione etica che pone inizio alla vita del feto fin dal suo concepimento.

In mezzo alle due fazioni, la legge in discussione, frutto di un accordo tra Stato e Vaticano del lontano 1993 che ammette l’aborto solo in casi eccezionali (danni importanti e irreversibili al feto, pericolo per la salute della donna o gravidanza frutto di incesto o stupro) ma comunque mai oltre la dodicesima settimana di gestazione. Al di là dello scontro politico, a confrontarsi sono due diverse visioni bioetiche – da un lato quella che riconosce priorità alla vita de feto, dall’altro quella che privilegia il diritto all’autodeterminazione della donna – e due Polonie: quella più tradizionalista e cattolica (in Polonia l’87% della popolazione è cattolica) saldamente ancorata ai dettami della Chiesa, ivi compreso i corollari sulla famiglia e la procreazione, e quella modernista e laica che comincia ora a far sentire la propria voce rivendicando diritti che in altri Paesi sono ormai consolidati.

Polonia, è il 'lunedì nero' delle donne per l'aborto: cortei contro la nuova legge

Qualora dovesse prevalere la visione più conservatrice, la Polonia diventerebbe il nono Stato ad aver introdotto il divieto totale di aborto assieme, tra le altre, a Vaticano, Malta, El Salvador, Guatemala.

 

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