Ungheria, Gabriele Adinolfi: "Un pareggio, ma lì possono cambiare le cose (non come la Le Pen)"

03 ottobre 2016 ore 13:23, Adriano Scianca
"Nell'Europa centrale e orientale l'élite è spaccata. Le loro forze nazionali sono diverse da quelle di Marine Le Pen e Salvini". Parola di Gabriele Adinolfi, che così commenta il referendum ungherese di Orban: "E' un pareggio. Loro, comunque, possono davvero cambiare le cose".

Orban ha davvero perso?

«Diciamo che è stato un pareggio. La volontà popolare è stata chiara, ma d'altra parte il quorum non è stato raggiunto e Orban non può applicare le misure che voleva. Di sicuro c'è una dinamica tale per cui Afd in Germania, Fpo in Austria e altri possono spingere sui loro governanti per cambiare un po' le cose. Nell'Europa centro-orientale è così, in Occidente è diverso». 

In che senso? 

Ungheria, Gabriele Adinolfi: 'Un pareggio, ma lì possono cambiare le cose (non come la Le Pen)'
«Nell'Europa centrale e orientale l'élite è spaccata. C'è una dominanza di commissari politici che hanno imposto l'ideologia della globalizzazione, ma se c'è una certa forza popolare che spinge in un senso l'élite può cambiare ragionamento». 

E invece in Europa occidentale? 

«Qui da noi le élite sono fondate sull'assistenzialismo e sono più effeminate. Questo spiega perché i posizionamenti politici delle forze nazionali in Europa centro-orientale sono diverse da quelle di Marine Le Pen e Salvini: fanno proposte concrete, sono forze che possono governare per cambiare le cose, non si pongono come estensione delle marginalizzazioni estremiste». 

Marine Le Pen non può governare per cambiare le cose? 

«Quando mi dicono che Marine Le Pen può andare all'Eliseo e cambiare le cose mi viene da ridere. Primo, il potere non è all'Eliseo. Secondo: le élite non sono con lei. Terzo: i suoi non sono all'altezza». 

In queste differenze politiche c'è anche una differenza sociologica? 

«Sì. L'Europa orientale e più brutale e involuta, forse più provinciale, quindi più vitale. L'Europa centrale ha una storia di cittadinanza imperiale, quindi partecipativa. L'Europa occidentale considera lo Stato come una cosa da mungere»
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