Palermo celebra Dalla Chiesa: lasciato solo allora, in compagnia oggi

03 settembre 2013 ore 12:07, intelligo
Palermo celebra Dalla Chiesa: lasciato solo allora, in compagnia oggi
di Andrea De Angelis “Un eroico sacrificio per lo Stato democratico italiano”. Con queste parole il Presidente Giorgio Napolitano ha voluto ricordare il generale Alberto Dalla Chiesa nel 31° anniversario della scomparsa, auspicando che la sua storia possa essere da esempio per le nuove generazioni. La sera del 3 settembre 1982 l’allora Prefetto di Palermo viaggiava nella sua città con la moglie su una A112 bianca, quando fu affiancata da una motocicletta dalla quale partirono raffiche di kalashnikov che uccisero i coniugi.  Anche l’autista della vettura di scorta fece la stessa fine. Per l'omicidio di Dalla Chiesa, di Setti Carraro e di Domenico Russo sono stati condannati all'ergastolo come mandanti i vertici di Cosa Nostra: i boss Totò Riina, Bernardo Provenzano, Michele Greco, Pippo Calò, Bernardo Brusca e Nenè Geraci. Condannati in primo grado come esecutori altre quattro persone, due delle quali all’ergastolo, nel 2002. Palermo, dopo tre decenni, non ha dimenticato il giorno dei funerali del Prefetto, sia per le parole del cardinale Pappalardo (“Mentre a Roma si pensa sul da fare, la città di Sagunto viene espugnata dai nemici [..] e questa volta non è Sagunto, ma Palermo. Povera la nostra Palermo!”), sia per il gesto della figlia Rita, che tolse dalla bara del padre la corona di fiori della Regione Sicilia. Una folla quella presente al funerale che contestò vivamente i politici presenti, con insulti e lanci di monetine ripresi dai telegiornali nazionali ed internazionali, rei di aver lasciato solo Alberto Dalla Chiesa nella lotta alla criminalità organizzata. Oggi, a Palermo, il ministro Alfano ha deposto una corona di fiori per ricordare il sacrificio del Generale. “Il suo sangue non è stato versato invano, ma ha dato il via ad una rivoluzione della quale si vedono e si vedranno i frutti”, ha dichiarato il titolare del Viminale. Sempre Alfano ha poi sottolineato i progressi fatti nella lotta contro la mafia: “Oggi possiamo sfogliare nomi e volti dei boss mafiosi come fosse un album di figurine, ma solo confiscando i beni alla mafia potremmo vincere questa storica battaglia”. Una confisca che per il ministro dell’Interno è la ricetta fondamentale: “Solo attaccando i grandi patrimoni dei boss si ottengono risultati importanti”.  
autore / intelligo
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