I seguaci di Dawkins per la "pulizia etnica". Magari potesse avere l'affetto di un down, professore

03 settembre 2014 ore 9:42, Americo Mascarucci
I seguaci di Dawkins per la 'pulizia etnica'. Magari potesse avere l'affetto di un down, professore
Quanti sono in Italia i seguaci dello scienziato Richard Dawkins, quello secondo cui sarebbe immorale mettere al mondo un figlio affetto dalla sindrome di down? Purtroppo molti, almeno a giudicare dai dati resi noti dal quotidiano Avvenire, in risposta alla lettera firmata dal genitore di un bimbo down che ha inteso replicare proprio alla tesi dello scienziato, nato a Nairobi da genitori inglesi, ateo dichiarato e grande sostenitore dell’eugenetica, ovvero la scienza che porta al “perfezionamento” della specie umana attraverso il ricorso a metodi artificiali.
Un altro nazi-buonista in giacca e cravatta, che sogna una specie umana perfetta, ma che alle camere a gas usate dai nazisti per eliminare i disabili e le razze cosiddette “impure”, preferisce la selezione pre-natale, ossia l’aborto. Secondo questo illustre esponente della comunità scientifica internazionale, una coppia di genitori che rifiuta di abortire e accetta di far venire alla luce un bimbo down compirebbe un gesto immorale, perché quel figlio sarebbe infelice per tutta la vita e minerebbe anche la felicità della famiglia. Meglio dunque eliminarlo prima che veda la luce, per poi ritentare di avere un figlio “normale”. Ecco ancora una volta l’esaltazione di un fantomatico quanto innaturale diritto alla felicità che sembra dover precedere ogni altro valore, compreso il rispetto di una vita umana, perché una vita è sempre una vita, anche se il figlio che verrà al mondo non sarà biologicamente perfetto secondo i canoni tanto cari al dottor Dawkins. Il genitore che ha inviato la lettera al quotidiano dei vescovi, evidenziava come negli ultimi anni la nascita di bimbi affetti dalla sindrome di down si sia drasticamente ridotta, proprio grazie al reiterato ricorso agli aborti. Le coppie che liberamente scelgono di rinunciare ad una felicità assoluta (che non potrà mai esistere per nessuno) per mettere al mondo e crescere un figlio down, si contano ormai sulle dita di una mano, perché nella società dell’eutanasia, la vita umana ha lo stesso valore di un oggetto difettoso che una volta acquistato si butta al macero se appare evidente l’impossibilità di renderlo perfettamente funzionale. Non ce ne accorgiamo purtroppo, presi come siamo dall’omologazione culturale imposta dal relativismo etico, ma ragioniamo da nazisti e ci comportiamo come tali. Selezioniamo le persone quando ancora stanno nel grembo materno e se non rispondono ai criteri di assoluta perfezione da noi desiderati, li eliminiamo alla radice, convinti inoltre di non aver compiuto nulla di grave, di aver buttato via un qualsiasi alimento scaduto. In Danimarca addirittura, come evidenziava il direttore Marco Tarquinio, è stato studiato ed applicato un programma rivolto proprio ad azzerare, con il ricorso sistematico ed obbligatorio agli aborti la nascita di nuovi down; e questo nella società del relativismo appare come un qualcosa di straordinario, di meraviglioso, di rivoluzionario, mentre è un qualcosa di orribilmente mostruoso, una “pulizia etnica” in piena regola, uno “sterminio artificiale” pianificato su misura. E questo è schifosamente normale in una società che ha capovolto definitivamente la scala dei valori. Una scala che al primo posto contempla per l’appunto l’obbligo della felicità ad ogni costo, impedendo la venuta al mondo di soggetti potenzialmente disabili, o praticando l’eutanasia ai bambini malformati e ai malati terminali. Una società davvero normale dovrebbe invece premiare la scelta altamente morale di quei genitori che se ne fregano della felicità ad ogni costo e scelgono di crescere un figlio down, disabile, handicappato (scusate il termine poco politicamente corretto, avremmo dovuto scrivere portatore di handicap ma rifiutiamo l’ipocrisia dei termini e delle parole nel momento in cui neghiamo a queste persone il diritto di nascere), trasmettendogli tutto l’amore e l’affetto di cui hanno bisogno. Un affetto e un amore che saranno ricambiati dal soggetto che lo riceve che, al di là della malformazione fisica o mentale, è pur sempre un essere umano dotato di sentimenti. Magari potesse avere lei l’affetto che un figlio down sa donare ai propri genitori egregio professor Dawkins, forse capirebbe davvero da che parte sta l’immoralità umana.  
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