Reportage: ecco cosa c'è dietro l'indipendenza della Scozia

03 settembre 2014 ore 11:08, Fabio Torriero
Reportage: ecco cosa c'è dietro l'indipendenza della Scozia
La croce di Sant’Andrea sventola sovrana su castelli, uffici e chiese (pure quelle con dentro i pub). E’ la bandiera che, il prossimo 18 settembre, potrebbe simboleggiare una raggiunta agognata, nuova indipendenza o una rinnovata fedeltà a Londra.
Se l’occhio, infatti, si limita alle campagne, dove secondo le statistiche, c’è uno scozzese ogni 3 km (in tutto sono 6 milioni di persone, l’equivalente di Roma e dintorni), è un  tripudio di “yes”. Se, al contrario, ci si avvicina alle grandi città (Glasgow, Edimburgo, Aberdeen), e relative corone concentriche, prevalgono i “no thanks”.  Un’altalena elettorale in qualsiasi caso sobria, polemiche politiche molto diverse, nello stile e nei contenuti della propaganda, dalle nostre risse, molto latine e molto da ballatoio. Ebbene sì, il risultato è più in bilico di quanto si possa immaginare. Gli ultimissimi sondaggi danno ancora vincente il no all’indipendenza (43% il si, e il 58% il no), anche se la forbice si sta notevolmente avvicinando. Qualcuno parla di 47 a 53. In giro si respira un’aria frizzante, elettrica, e sempre compassata. I giovani sono molto convinti, agguerriti (a sentirli parlare sembrano un mix tra i nostri leghisti e i nostri grillini: odiano la regina e i suoi sudditi inglesi; fanno smorfie di disgusto, la considerano una vecchia nonna scema, comunque un’usurpatrice); gli adulti, invece, oscillano tra antiche e opposte tifoserie. La nostra guida, profonda conoscitrice di storia scozzese, con una certa esperienza maturata in Italia, rappresenta forse il pensiero dominante, il buon senso del ceto medio, geloso custode delle proprie tradizioni, ma estremamente pratico. Sul piano culturale condivide le ragioni del sì, ma a livello economico l’isolamento sarebbe perdente: “E  poi, una volta incassato il sì che faremo? Se andremo a rimetterci, i conti economici cominceranno a scendere, le difficoltà della globalizzazione si manifesteranno, chiederemo ancora di essere riammessi nel Regno unito? Magari da sconfitti, da cittadini incapaci di autogovernarsi?”.
Reportage: ecco cosa c'è dietro l'indipendenza della Scozia
Tutto questo il premier scozzese Alex Salmond
, lo sa bene. Ha avuto il consenso sull’indipendenza, ha attenuto i voti, ma nelle ultime sue apparizioni tv ha frenato: “Se vincerà il sì la Scozia manterrà ancora la regina come capo di Stato e sarà federato al Regno unito. Esattamente come gli ex paesi del Commonwealth. Una terra, quindi, che tra alti e bassi, sta ripercorrendo e ribadendo tutte le sue inquietudini e lacerazioni; una terra teatro di interminabili guerre… di religione (protestanti, presbiteriani, cattolici, anglicani, massoni), contese politiche, sociali. In bilico tra separatismo ed egemonia sugli inglesi (le vicende degli Stuart parlano chiaro, cosi come la passerella degli eroi-ribelli immortalati in parecchi film, i vari William Wallace, gli Highlander). Eterne tensioni in perfetta sintonia con il panorama aspro delle sue brughiere, degli altipiani, delle montagne disegnate con violenza da ghiacciai millenari, delle coste, bersagliate da venti gelidi del mare del nord. Al di là dell’esito del 18 settembre, la questione è semplice (e non riguarda il salmone, l’angus, i pony, le pecore dal muso nero, la birra scura, l’whisky, o Harry Potter): gli scozzesi hanno il petrolio, pochi abitanti, inquinamento zero, un Welfare che funziona benissimo, servizi pubblici efficienti, pochissima disoccupazione (solo il 2%), il reddito medio annuo pro capite si aggira intorno ai 40mila euro e le tasse non superano il 33%. Fanno e si fanno gola. La tentazione al protezionismo è pertanto irresistibile. Dall’altra parte, pesa la questione della Banca di Inghilterra, la sterlina forte, la obbligatoria rinegoziazione dei rapporti commerciali, agricoli, monetari, fiscali e petroliferi col maggiore partner scozzese: l’Inghilterra. Ancora e sempre lei. Argomenti che potrebbero rivelarsi vincenti il 18 settembre. Cameron può smettere di essere nervoso?
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