Giuliano Ferrara boccia Papa su aborto: si perde il senso del peccato?

03 settembre 2015, Americo Mascarucci
Se Marco Pannella ha “benedetto” le parole di Papa Francesco con riferimento soprattutto all’amnistia per i detenuti, Giuliano Ferrara le ha invece bocciate per ciò che concerne la decisione di estendere il potere di assoluzione per i casi di aborto a tutti i sacerdoti. Non è un mistero che Ferrara non ami Bergoglio e non condivida il suo metodo di governo della Chiesa; non a caso il quotidiano La Repubblica è andato a sentire il suo parere sulla questione sollevata dalla lettera del Papa indirizzata a monsignor Rino Fisichella, a capo del dipartimento vaticano chiamato ad organizzare il Giubileo straordinario dal punto di vista spirituale. Ferrara,
Giuliano Ferrara boccia Papa su aborto: si perde il senso del peccato?
ricorderanno molti, condusse una battaglia in favore di una moratoria dell’aborto nel mondo e alle elezioni politiche del 2006 schierò in campo una lista di sostegno alla vita (che ebbe però scarsissimo successo). 

“È nel pieno diritto del Papa amministrare la misericordia come crede – spiega Ferrara - e non ho nessuna imputazione da muovere al pentimento. Il clero, il sacerdozio consacrato, possono risolvere al loro interno, nel segno che il Papa ha scelto della misericordia, la questione. 
Questa cosa non mi fa nessuno scandalo. 
Diverso è commisurare questa linea della misericordia a una certa sordità culturale sull'aborto in generale. Questa sordità mi fa più specie. E qui sì auspicherei che la Chiesa e i governi del mondo proponessero azioni concrete per combattere questa piaga, per darle il nome che si merita. Una legittimazione delle battaglie pro-life, per me opportuna, non viene dalla chiesa di Papa Francesco. Devo però dire, a onor del vero, che in merito anche Giovanni Paolo II e Benedetto XVI hanno agito con una certa sofferenza e titubanza, anche se la loro predicazione andava nella direzione di una difesa esplicita e culturalmente rilevante della vita". 

Come dire, Papa Francesco ponendo il primato della misericordia avanti a tutto rischia di far passare in secondo piano il principio della difesa della vita umana. 

Una polemica condivisa da molti in ambito cattolico; una politica quella di Bergoglio che starebbe facendo perdere nei fedeli il “senso del peccato” almeno secondo le tesi degli osservatori più tradizionalisti. Secondo l’ex direttore di Panorama e de Il Foglio "Il Papa, della difesa della vita umana sembra non volersene preoccupare troppo. Credo perché le sue frontiere sono quelle della povertà e delle miserie sociali, frontiere certamente importanti. Egli ritiene che la biogenetica, la bioingegneria, il trattamento strumentale della vita e la sordità verso l'aborto siano caratteristiche del tempo a cui non si può fare una vera e frontale opposizione. E questo non c'entra nulla con la legittimità del perdono conferito a chi abortisce. Sono due piani diversi". 

Ferrara insomma accusa esplicitamente la Chiesa di essersi arresa al relativismo fino a ritenere che non valga più la pena di combattere per la difesa dei principi etici come invece hanno fatto Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. 

I quali non hanno mai negato la misericordia a nessuno (fu proprio Wojtyla a voler istituire la “giornata della divina misericordia” la domenica immediatamente successiva alla Santa Pasqua) ma mantenendo comunque accesi i riflettori sul “senso del peccato” e sulla gravità di certe pratiche. Insomma sempre più spesso si fa riferimento al Gesù misericordioso che ha perdonato la donna adultera e i pubblicani, preferendo la compagnia dei pubblici peccatori ai farisei e agli ipocriti del tempo; sempre più spesso però ci si dimentica di come, dopo il perdono, Gesù abbia posto la condizione di “non peccare più”. 

E come ricordava papa Giovanni XXIII è sempre necessario distinguere il peccato dal peccatore, perché mentre il secondo va compreso e accolto, nessun compromesso può mai esistere nei confronti del peccato. 

Ciò che manca forse nella Chiesa di oggi, secondo l’opinione di molti, è l’assenza, di fronte ad un eccessivo spirito misericordioso, di una forte ed esplicita condanna del peccato (o che non viene ben comunicata), fino a far ritenere, erroneamente, che il peccato sia quasi una concezione culturale superata e da abolire.

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