Per l'Fmi l’economia globale risente del rallentamento della Cina

03 settembre 2015, Luca Lippi

Per l'Fmi l’economia globale risente del rallentamento della Cina
Troppo allarme... Poco tempo fa, Carlo Cottarelli in nome e per conto del Fmi diceva: “Le politiche monetarie sono state molto espansive negli ultimi anni e un adeguamento è necessario … E ‘assolutamente prematuro parlare di una crisi in Cina”, e allora perché oggi la Cina dovrebbe creare un rallentamento dell’economia globale?

I mercati asiatici valgono appena il 15/20% dell’export europeo o americano. Pochi sanno che oggi le società americane dell’indice principale sono coinvolte verso l’Asia solo per il 14 % dell’indice S&P500 e l’export riguarda solo il 20 % circa, quelle europee hanno gli stessi numeri, dov’è il rischio Cina?

Eppure nell’ultimo rapporto sull’argomento diffuso dal Fmi, si legge che Il rallentamento della Cina è tra i principali rischi per la ripresa dell'economia globale. Curioso! 

Domani ad Ankara è previsto il summit del G20 e nel comunicato di introduzione al summit la Lagarde anticipa che la crescita globale rimane moderata di riflesso al rallentamento delle economie emergenti, secondo noi, invece, la causa maggiore è la debolezza e l’eccessivo indebitamento delle economie “avanzate”.

Il Fmi scrive nel rapporto: “In un contesto di crescente volatilità dei mercati finanziari, di flessione dei prezzi delle materie prime, di indebolimento dei flussi di capitale in entrata e deprezzamento delle valute dei mercati emergenti, i rischi per le prospettive sono saliti, soprattutto per i mercati emergenti e le economie in via di sviluppo … La volatilità sui mercati finanziari è aumentata notevolmente da inizio agosto, con il calo dei prezzi delle materie prime e la pressione su molte valute economia emergenti … la transizione della Cina verso una crescita più lenta, anche se sostanzialmente in linea con le stime, ha avuto ripercussioni maggiori del previsto, che si riflette in un indebolimento dei prezzi delle commodity e dei prezzi delle azioni”.

Quando parliamo di mercati emergenti e di Cina, parliamo di mercati che valgono appena il 15/20% dell’export europeo o americano?

Un po’ di serietà per favore! Ammettiamo il fallimento dell’ultraliberismo e il rischio sottovalutato della finanziarizzazione della politica “globale”. Oltretutto nello stesso rapporto emergono contraddizioni, in altre parole dichiarazioni che non sono in linea con il senso generale del documento.

Perché l’Italia dovrebbe andare bene in un contesto europeo di prospettive deboli? Scrive il Fmi: “I dati preliminari sul secondo trimestre sono stati in qualche misura più deboli del previsto, con una sorpresa negativa in Germania, ma una crescita superiore al previsto in Italia, Irlanda e Spagna” chi legge una frase del genere e non è tecnicamente preparato a comprenderla ne estrae una deduzione errata, la frase non significa niente! Una crescita per definirsi tale, e allo stesso tempo un rallentamento, deve avere conferme di diversi trimestri e soprattutto consistenze adeguate, con i “zero virgola” non si può vedere niente tecnicamente, è una patetica suggestione non “economia”.

In sostanza stanno dicendo a tutti che non ci sono problemi e che “non c’è niente da vedere” nella realtà, ad Ankara ci sarà il rovesciamento delle scrivanie dei banchieri centrali che devono provvedere a immettere liquidità sul mercato a tutti i costi perché… la Cina può tagliare i tassi. 


autore / Luca Lippi
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