Orrore è la parola della settimana

30 agosto 2014 ore 8:20, Paolo Pivetti
Se abbiamo ancora negli occhi le immagini della cronaca non è difficile concludere che la parola della settimana, anzi del mese, anzi dell’anno o addirittura di questo sciagurato inizio di millennio sia orrore.  
Orrore è la parola della settimana
La parola viene dal latino: horror, ed è una di quelle che in tempi antichi conservarono l’h, seppure muta, anche in italiano; poi l’introduzione della stampa e la riforma di Aldo Manuzio fecero piazza pulita. Il fatto interessante è che in latino il verbo horrère da cui proviene il nome non vuol dire provare orrore ma essere irto, rizzarsi, tanto che horripilare significa avere il pelo irto. Il verbo dunque nella sua storia mette in evidenza gli effetti superficiali dell’orrore, non ne tocca la sostanza. Cos’è l’orrore? Per andare in profondità potremmo cercare un sinonimo tra raccapriccio, ribrezzo, disgusto; ma anche qui ci troviamo a navigare tra gli effetti più o meno psicologici, le parole non centrano l’essenza di tutta la mostruosità che si annida dentro la parola orrore. Ma c’è un’altra parola della stessa famiglia concettuale, a cui va più veloce l’immaginazione: è la parola terrore, dal latino terror, che si ricollega a una radice ter che porta il significato di tremare; e anche qui siamo agli effetti, non al nòcciolo. Dall’orrore al terrore, un breve passo; dal Terrore all’Orrore, poco più di due secoli della nostra storia. Secoli popolati da incubi spettrali, da idee assassine e ideologie criminali che li hanno percorsi in lungo e in largo brandendo le loro falci insanguinate da così abbondante mietitura di vite umane. Eppure, queste idee e queste ideologie avevano seminato a piene mani nobili semi che portavano i nomi di libertà, democrazia, uguaglianza, giustizia; e ancor oggi, aggiornando ultimamente la loro gerla di promesse nel dilagante delirio dei buoni sentimenti, stanno seminando dialogo, incontro, accoglienza... Anche la strada dell’Orrore, a quanto pare, è lastricata di buone intenzioni. L’antico Terrore tagliava le teste con un bel colpo netto, mannaia prima, ghigliottina poi. Anche l’Orrore di oggi taglia teste, pur se con più faticosa brutalità, partendo dallo sgozzamento. E noi siamo qui, abitanti ancora inconsapevoli dell’Epoca dell’Orrore, e cerchiamo parole che non troviamo per darci ragione di quanto sta accadendo alle nostre porte. Mentre Renzi rodomonteggia e Berlusconi medita, altrove si seppelliscono a centinaia, a migliaia, a decine di migliaia, vivi e morti insieme, perché “infedeli” da punire, anzi, da eliminare. A noi cosa resta? La rabbia? L’orgoglio? Macché! Sono finite anche le vacanze.
autore / Paolo Pivetti
Paolo Pivetti
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