Addio al comico Gene Wilder: è morto il Frankenstein di "Si-può-fare!"

30 agosto 2016 ore 23:59, intelligo
di Luciana Palmacci

Affetto da Alzheimer, è morto il celebre ‘Frankenstein’ di “Si-può-fare!”. Gene Wilder, sceneggiatore, regista e scrittore, aveva raggiunto la grande popolarità grazie alla collaborazione con Mel Brooks, del quale era diventato l'attore-feticcio. I suoi ruoli più celebri, quello di Willy Wonka (in Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato) e quello del dottor Frankenstein in Frankenstein Jr. È rimasto stampato nella testa di tutti con poco più d’un pugno di film realmente noti (Non Guardarmi: Non ti Sento, Frankenstein Junior, Willy Wonka e la Fabbrica di Cioccolato, La Signora in Rosso, Mezzogiorno e Mezzo di Fuoco, Per Favore non Toccate le Vecchiette); Wilder si muoveva dentro commedie sofisticate come anche dentro mondi comici esilaranti, ma sembrava non appartenere mai al demenziale anche se ci era immerso fino ai capelli. 

Addio al comico Gene Wilder: è morto il Frankenstein di 'Si-può-fare!'

Nato a Milwaukee ottantatré anni fa da una famiglia di ebrei russi emigrati negli Stati Uniti, l'attore ci ha lasciati ieri sera a Stamford, in Connecticut, in seguito a complicazioni dovute alla malattia della quale era affetto. Pochi come lui sono entrati nella storia del cinema grazie a una frase. Egli sapeva far ridere non per le facce esagerate, fisici strani o volti particolari che assumeva. Gene Wilder non aveva niente di tutto ciò nelle sue corde attoriali, eppure la commedia è stata solo la seconda parte della sua carriera, la prima era nel cinema comico puro, il più stralunato, scemo e buffonesco dei suoi anni. Non esiste ad oggi un attore paragonabile a lui, non c’era nessuno prima di lui e non c’è nessuno oggi. Anziano nel portamento, austero nel modo di relazionarsi e mesto anche nel pronunciare le sue battute, Wilder aveva uno stile personalissimo che lo rendeva memorabile. Quindi attenzione, non era un clown come Chaplin o Keaton, uno scemo come Jerry Lewis, né una faccia da schiaffi come Cary Grant, egli era un commediante raffinato inserito controvoglia in una sceneggiatura comica. Per Wilder la risata non passava dalla maestria dell’arte clownesca, né dalla battuta sofisticata pronunciata con grazia, ma da un misto mai più visto in nessun altro attore di incredibile serietà in un contesto che non la richiede e sembra anzi respingerla.

   

Protagonista di Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato, Wilder risultava addirittura a tratti inquietante, lo sguardo forse troppo penetrante per il pubblico di bambini al quale il film in teoria sarebbe dedicato. Clamoroso insuccesso commerciale, seguito da clamorosa rivalutazione nel futuro, fino al remake di Tim Burton, protagonista Johnny Depp. Il successo vero arrivò poi nel 1972 anno della parte nel film a episodi di Woody Allen ‘Tutto quello che avreste voluto sapere sul sesso (Ma non avete mai osato chiedere)’. 

Dopo aver dato vita a tanti personaggi celebri del cinema, Wilder si ritirò dalla scena dedicandosi alla scrittura: nel 2005 pubblicò Kiss my like a stranger, in Italia Baciami come uno sconosciuto, storia della sua vita dalla giovinezza fino alla morte della compagna, Gilda Radner, avvenuta nel 1989 dopo una lunga battaglia contro un cancro, circostanza che ha reso Wilder, da quel momento, un testimonial attivo nelle campagne per la lotta contro i tumori. Lo stesso attore aveva dovuto combattere contro un tumore linfatico che gli era stato diagnosticato nel 1999 e dal quale era stato dichiarato guarito nel 2005, dopo una lunga terapia e l'impianto di cellule staminali. Nel 2007 fu la volta di My french whore, romanzo ambientato durante la Prima guerra mondiale, nel 2008 pubblica The woman who wouldn't, nel 2010 la racconta di racconti What is this thing called love?. 
Da venticinque anni Wilder non recitava più per il cinema, scarse le apparizioni a teatro e in tv. Poche le notizie su di lui.
autore / intelligo
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