Terremoto, Zambrano (Pres. Consiglio Ingegneri): “Renzi, ecco come ricostruire e risparmiare”

30 agosto 2016 ore 12:21, Marco Guerra
Partiamo dalle priorità: per la messa in sicurezza dei comuni della dorsale appenninica servono 5 miliardi”. Armando Zambrano, Presidente del Consiglio Nazionale degli Ingegneri, spiega a IntelligoNews quali sono gli interventi più urgenti da implementare per evitare che nuovi terremoti radano al suolo i borghi italiani. 

Presidente che ne pensa del piano ‘Casa Italia’ annunciato da Renzi, è un’iniziativa fattibile? Si parla di milioni di edifici che dovrebbero essere messi a norma… 
“Si dovrebbe partire da un’analisi seria dello stato di fatto. Quindi conoscere le caratteristiche di vulnerabilità di tutti gli edifici. Se non si fa questo diventa difficile fare una programmazione seria, bisogna avere le informazioni sugli interventi che vanno fatti e i possibili costi. È chiaro che è un piano che deve prevedere delle priorità, ovvero mettere in sicurezza le città e i paesi dell’arco appenninico, lo si può fare senza costi altissimi visto che non sono zone densamente popolate. E poi man mano allargare gli interventi su tutto il territorio nazionale”. 

Immagino con quale groviglio di competenze si avrà a che fare… 
“È fondamentale una sinergia tra Stato, regioni, provincie e comuni per evitare conflitti di competenza nella scelta degli interventi. Serve anche un adeguamento delle norme per andare incontro alle necessità di un intervento rapido ed efficiente. Serve anche raccomandare alle regioni di utilizzare i fondi europei proprio sul tema del rischio sismico evitando di utilizzarli per opere secondarie”. 

Ma si può adeguare lasciando intatta la fisionomia dei nostri bellissimi borghi o serve abbattimento e ricostruzione? 
“Abbattimento e ricostruzione è più economico ed è una prassi seguita in altri Paesi a cui facciamo riferimento, ma hanno un patrimonio edilizio che non è paragonabile al nostro. Indubbiamente il recupero e la messa in sicurezza si possono fare perché abbiamo le giuste conoscenze tecnico-scientifiche, si tratta di una scelta obbligata, ricostruire al di fuori delle aree interessate ha costi sociali altissimi. In Giappone a forza di terremoti hanno conservato poco del loro patrimonio edilizio storico, ma non credo che ad Amatrice si possa fare un fabbricato di 10 piani in cemento armato, sarebbe una follia”. 

Facendo una prima stima per mettere in sicurezza solo le zone sismiche, quanti soldi serviranno? 
“Se parliamo solo della dorsale appenninica il nostro centro studi stima una cifra tra i cinque e dieci miliardi di euro, un costo che spalmato che in due-tre anni inciderebbe solo per lo 0,5 % sul bilancio dello Stato”. Un costo minore che attendere il prossimo terremoto, vero? “Tutti gli esperti dicono che i costi di prevenzione consentono di risparmiare una cifra nove volte più bassa rispetto all'intervento successivo alla catastrofe. Per ogni miliardo speso se ne risparmiano tra i cinque e i nove di interventi successivi”. 

Anche questa volta c’è tutta una coda di polemiche sugli interventi fatti per l’adeguamento sismico, lei da presidente del Consiglio Nazionale degli Ingegneri che responsabilità individua? 
“In molti casi nelle maglie delle norme è possibile fare interventi parziali, solo di miglioramento e non di adeguamento, interventi che si sono rivelati insufficienti nel caso di Amatrice. C’è una serie di problemi, sicuramente si può considerare anche l’errore progettuale, ma credo che sia marginale rispetto al problema più grande della mancanza di programmazione, di solito infatti si procede con interventi a pioggia parziali che non sapremmo mai quanto veramente hanno funzionato”. 

Cosa suggerirebbe a Renzi? Si è già visto con il presidente del Consiglio? 
“No, non ci siamo ancora visti, abbiamo richiesto un incontro, spero di vederlo a breve. Comunque al premier direi di avere coraggio, di creare una struttura come ‘Italia sicura’ per il dissesto idrogeologico, che abbia però la possibilità di incidere veramente nel fare normative, nel semplificare le procedure, nel individuare modalità di finanziamento e nel concordare con le regioni e con i comuni le modalità di utilizzo dei fondi europei”.
autore / Marco Guerra
Marco Guerra
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