Gli anti-PCSK9 contro l'ipercolesterolemia, ne riducono il 50%

30 agosto 2016 ore 14:18, intelligo
di Luciana Palmacci

"L'ipercolesterolemia familiare eterozigote colpisce una persona su 300, mentre quella omozigote una su 300mila", ha spiegato Marcello Arca, segretario della Società italiana per lo studio dell'aterosclerosi. Per loro sarebbero in arrivo gli anticorpi anti PCSK9, farmaci molto costosi ma "dalle grandi potenzialità". È noto che alimentazione ed esercizio fisico sono il primo intervento per abbassare il colesterolo cosiddetto "cattivo", ma poco efficaci sono per chi ha una ipercolesterolemia familiare, un difetto genetico cioè che alza i valori fin dalla nascita. "In queste persone i problemi cardiovascolari si presentano prima rispetto agli altri” ha continuato Arca. 

Gli anti-PCSK9 contro l'ipercolesterolemia, ne riducono il 50%

Nelle forme più gravi l’unica terapia possibile finora è stata la cosiddetta LDL-aferesi, una sorta di dialisi alla quale vengono sottoposti questi pazienti 1-2 volte a settimana, per ‘scremare’ il loro sangue dal colesterolo in eccesso. Ma in arrivo per questi pazienti sono gli inibitori di PCSK9 che potrebbe rappresentare l’affrancamento dall’aferesi, come dimostra anche lo studio ODYSSEY ESCAPE presentato a Roma nell'ambito del congresso della Società Europea di Cardiologia (ESC) e condotto su soggetti affetti da ipercolesterolemia familiare eterozigote (HeFH). 
I risultati, pubblicati in contemporanea su European Heart Journal dimostrano che l’aggiunta di alirocumab alla terapia anti colesterolo tradizionale ha prodotto una riduzione dei 50% dei livelli di LDL (contro il 2% del gruppo placebo); in questo modo è stato possibile ridurre il ricorso al trattamento di aferesi del 75%, rispetto al placebo. Questa entità di riduzione è stato possibile osservarla in genere a partire dalla sesta settimana di trattamento, rimanendo poi stabile fino alla fine dello studio, durato 18 settimane. La prova provata dell’efficacia degli inibitori di PCSK9 si avrà naturalmente solo quando verrà dimostrato che questi farmaci sono in grado di ridurre morbilità e mortalità cardiovascolare.
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