Funerali Amatrice: addio alle vittime fra lacrime e (duri) moniti - FOTO e VIDEO

30 agosto 2016 ore 20:18, Americo Mascarucci
"I terremoti esistono da quando esiste la terra. I paesaggi, le montagne, tutto è dovuto ai terremoti. Neanche l'uomo esisterebbe senza i terremoti, il terremoto non uccide. Uccidono le opere dell'uomo".
E’ il punto centrale dell’omelia pronunciata dal vescovo di Rieti Domenico Pompili ai solenni funerali delle vittime reatine del terremoto del 24 agosto che si sono svolti questo pomeriggio alle 18 ad Amatrice nella tensostruttura allestita nell'area dell'Istituto Don Minozzi, sotto una pioggia battente. 
I funerali sono iniziati con l’elenco di 38 vittime del sisma, sulle 242 finora accertate fra Amatrice e Accumoli, quelle per cui si sarebbero dovuti celebrare i funerali.
In realtà erano 28 i feretri portati a spalla dai volontari, dieci sono rimasti al cimitero del piccolo paese. 
L'elenco è durato circa otto minuti accompagnato dagli ap'plausi delle persone.
Presenti alla cerimonia  il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il premier Matteo Renzi e i presidenti di Camera e Senato Laura Boldrini e Pietro Grasso. Con loro anche il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti, la sindaca di Roma, Virginia Raggi e il presidente Anci ed ex sindaco di Torino Piero Fassino.

"Dio non può essere utilizzato come il capro espiatorio – ha detto monsignor Pompili - al contrario, si invita a guardare in quell'unica direzione come possibile salvezza. In realtà, la domanda 'Dov' è Dio?' non va posta dopo ma prima e comunque sempre per interpretare la vita e la morte. Perché va evitato di accontentarsi di risposte patetiche e al limite della superstizione. Come quando si invoca il destino, la sfortuna, la coincidenza impressionante delle circostanze". 
Al termine delle esequie il sindaco, Sergio Pirozzi, ha detto tra gli applausi che "questa gente è morta perché amava questa terra, e noi vogliamo restare qui".
"Non basteranno giorni, ci vorranno anni, soprattutto è richiesta una qualità di cui Gesù si fa interprete: la mitezza, una forza distante sia dalla muscolare ingenuità di chi promette tutto all'istante, sia dall'inerzia rassegnata di chi già si volge altrove", ha aggiunto monsignor Pompili. "Abitiamo una terra verde, di pastori, dobbiamo inventarci una forma nuova di presenza che salvaguardi la forza amorevole e tenace del pastore". 
Il vescovo ha poi lanciato un duro monito: "La ricostruzione non sia una querelle politica o una forma di sciacallaggio. Si deve fare rivivere una bellezza di cui siamo custodi, disertare questi luoghi sarebbe ucciderli di nuovo, dobbiamo inventarci una forma nuova di presenza".
Dopo il funerale Renzi ha promesso ai familiari delle vittime: "Il paese lo ricostruiamo, pezzo per pezzo, ma lo ricostruiamo".
Anche il Capo dello Stato Sergio Mattarella ha confortato i familiari ed ha detto loro: "Coraggio siamo con voi". 


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