1 maggio, Rizzo (PC): "Battaglia dura per il lavoro. Expo, non ascoltate l’appello della Comi"

30 aprile 2015, Lucia Bigozzi
1 maggio, Rizzo (PC): 'Battaglia dura per il lavoro. Expo, non ascoltate l’appello della Comi'
“Oggi i nodi vengono al pettine dopo l’azzeramento della legislazione sociale del Paese dovuta alle lotte del Movimento operaio e del Partito Comunista”. Così Marco Rizzo, segretario del Partico Comunista nella conversazione con Intelligonews analizza il senso della festa dei lavoratori nel giorno dell’inaugurazione dell’Expo. 

Che primo maggio è?

«E’ un primo maggio dove i nodi vengono al pettine. E’ stata praticamente azzerata tutta la legislazione sociale del Paese dovuta alle lotte del Movimento operaio e del Partito Comunista e siamo tornati all’inizio del secolo scorso. Quindi, occorre ricominciare da capo e bisogna distinguere tra una realtà apparente che è quella dei media e delle parole che servono a coprire fatti diversi. Oggi si parla di flessibilità in uscita per non dire il vero significato, ovvero licenziamenti; si parla di imprenditori ma la parola giusta è ‘padroni; all’Expo si parla di lavoro volontario senza dire che è lavoro gratis e una forma di sfruttamento»

Cosa propone?

«Anzitutto si tratta di riappropriarsi con le parole dell’uso della percezione di una realtà concreta. La nostra battaglia sarà far capire che c’è una realtà percepita – quella del pensiero unico del capitalismo globalizzato – e poi c’è la realtà vera, fatta di una totale precarizzazione del ceto medio, di schiacciamento dei salari e dei diritti, della concentrazione delle ricchezze nelle mani di pochissime persone. Con il primo maggio partiamo da qua. E ai giovani voglio dire come messaggio, che serve un lavoro serio di analisi e di progettualità, di cambiamento generale della società. Lo dico perché siamo nei giorni dell’Expo di Milano, lo dico perché non basta il tumulto».

A proposito di tumulto, stando alle cronache a Milano sale la preoccupazione per la presenza dei black bloc tra i manifestanti che contestano l’evento. Qual è la sua valutazione anche rispetto al fatto che nel giorno della festa dei lavoratori c’è l’avvio di un evento descritto come la festa dei produttori?

«Dal punto di vista del significato, Expo è un simbolo di questa realtà apparente che vuole tenere nascosta la realtà effettiva. Ma ripeto: non basta il tumulto di piazza perché, per certi versi, può essere utilizzato per sviare dalla realtà effettiva. Noi dobbiamo prepararci a una lotta di lunghissima durata, fatta di sacrifici e determinazione, per la costruzione di un progetto politico serio che rivoluziona la società e che segni una riscossa, altrimenti puoi avere il tumulto di piazza, gli scontri ma se non sedimenti in un progetto alternativo di società e quindi in un partito politico che si faccia carico dei cambiamenti della società, non vai da nessuna parte. Io sono un marxista-leninista quindi non subisco alcun fascino dal pensiero gandiano, ma bisogna fare attenzione perché certi risvolti possono aiutare il nemico a coprire le proprie responsabilità e quindi, invece di parlare di lavoro e di sfruttamento, si parla solo di scontri e in qualche modo i padroni la sfangano anche questa volta»

Condivide l’appello di Lara Comi (Fi) ai manifestanti affinchè isolino i violenti?

«Chi parla dal punto di vista dell’espressione subalterna della politica al pensiero unico del capitalismo globalizzato, non va comunque ascoltata. I consigli da quella parte lì, sono acqua sui vetri».

A proposito di lavoro e di giovani i dati Istat segnalano un aumento della disoccupazione. Che fine ha fatto il Jobs Act?

«Il problema sta nella modalità con cui si registrano i dati. Istat e gli istituti che fanno rilevazioni negli ultimi anni hanno mutato la modalità di registrazione della realtà e sono passati dal modello ‘fotografico’ che è quello corretto statisticamente, al modello ‘cinematografico’ per cui se una sua collega la sostituisce per un mese nel corso dell’anno in base al modello ‘cinematografico’ risulterà che nel 2014 ha avuto un’occupazione precaria mentre secondo il modello fotografico ha lavorato solo un mese. Lo dico perché sono un esperto di rilevazioni e so come funziona. In sostanza, col modello ‘cinematografico’ si può trasformare la Calabria nella Svizzera»

Non sarò tutta colpa di Renzi: anche i sindacati hanno commesso errori o no?

«Il sindacato concertativo serve ai sindacalisti, non più ai lavoratori. Oggi, partendo dal sindacalismo di base, bisogna trovare una nuova radicalità e una nuova prospettiva per costruire il sindacalismo di classe nel nostro Paese. Occorre partire dal sindacalismo di base per costruire un fronte unitario dei lavoratori»
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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