"Appena apro gli occhi", la musica contro la politica nella Tunisia di Leyla Bouzid

30 aprile 2016 ore 15:40, Andrea Barcariol
Si parte dall'estate della maturità. Quella più sognati dai giovani, al termine del temuto esame. Niente viaggio in Grecia però, stile Che ne sarà di noi, ma tante scoperte per una ragazza di 18 anni che vive in Tunisia nel 2010. Un Paese, prima della rivoluzione e della Primavera Araba, ancora col dittatore Ben Alì e il suo partito al governo. Vietata ogni forma di opposizione, zero democrazia e repressioni feroci alla prima parola contro. A farne le spese sarà anche Farah (l'esordiente Baya Medhaffar) che conoscerà il triste habitat politico-sociale del suo Paese mentre scopre l'amore ed entra a far parte di una  band rock-folk di protesta che comincia a farsi largo con buona musica e parole taglienti.
Appena apro gli occhi - Canto per la libertà, uscito giovedì 28 aprile, è l'opera prima della giovane regista Leyla Bouzid (figlia del celebre maestro Nouri Bouzid), già premiata a Venezia dove era presentata alle Giornate degli Autori.

'Appena apro gli occhi', la musica contro la politica nella Tunisia di Leyla Bouzid
"Il film è nato da alcune immagini forti che mi appartengono - spiega la regista che vive a Parigi - lo stato poliziesco nel quale sono cresciuta e il rapporto madre-figlia. Per quel che riguarda l'epoca a me interessava raccontare le premesse della rivoluzione, quell'atmosfera di paura e paranoia in cui vivevamo, volevo raccontare come quel contesto potesse distruggere l'energia dei giovani. Ma allo stesso tempo volevo tratteggiare come i tunisini a partire dal dicembre del 2010 avessero cominciato a svegliarsi: le lingue a sciogliersi, i ragazzi a parlare sui social network, le persone a criticare il regime. Per noi si trattava di un passo da giganti e si percepiva che nel giro di poco qualcosa di incredibile sarebbe successo". Una parte importante del film è riservata alla musica. "Le canzoni sono state interamente composte per il film - spiega Leyla - scriverle e formare il gruppo sono state la sfida maggiore. Perché il film fosse riuscito prima di tutto doveva essere riuscita la musica. Con un amico poeta, Ghassen Amami, abbiamo lavorato a partire da alcuni miei testi in francese e lui si è messo nella pelle di Borhène, alcuni brani sono stati scritti di getto, su altri ci abbiamo lavorato di più.". Al centro del film il rapporto madre-figlia nel quale emerge il desiderio di modernità della ragazza che si scontra con una società tradizionale e patriarcale che mal sopporta i sogni di Farah.







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