La password della prima settimana di Gennaio è Befana: che significa

30 dicembre 2015 ore 8:00, Paolo Pivetti
La password della prima settimana di Gennaio è Befana: che significa
Buon anno, Befana! L’anno sta per finire, l’anno sta per cominciare. Come ogni anno, da migliaia e migliaia e milioni (o addirittura miliardi?) di anni. Cos’è mai, in fine, il passaggio di un anno? È un giretto della Terra intorno al Sole percorrendo il solito ellisse cosmico: cose alle quali loro, i corpi celesti, sono abituati da tempo immemorabile. “Il solito giretto”, si dicono divertiti. A noi, cosmotrasportati, il compito di meravigliarcene ogni volta, festeggiando con botti e bottiglie per scacciare l’angoscia del tempo che passa, il nostro tempo microscopico, imparagonabile con le dimensioni del loro tempo cosmico.

Com’è possibile inventare un augurio originale per l’anno nuovo, un augurio interessante? Per carità, teniamoci lontani dall’aggettivo interessante: se fossimo cinesi non sarebbe proprio un buon augurio. “Ti auguro un anno interessante” suona, nella saggezza cinese, come una maledizione. Anche se, con quello che sta bollendo in pentola, il nascente 2016 ha tutta l’aria di prospettarsi come anno interessante. Per evitare imbarazzi e banalità, prendiamo a prestito gli auguri per il nuovo anno dalla festa immediatamente successiva, quella del 6 gennaio, l’Epifania, che noi chiamiamo familiarmente Befana, dal nome di quella misteriosa presenza che si spera occupi ancora l’immaginario dei bambini, almeno quelli più piccoli, che frequentano la scuola materna.
In effetti il nome della simpatica vecchietta deriva proprio da una stropiatura popolare di Epifanìa. E già che ci siamo, ricordiamo che epifania nell’antica lingua greca significa rivelazione, manifestazione, dal verbo epiphàino: mi rivelo, mi mostro. È infatti la festa che celebra la prima manifestazione della divinità di Gesù agli occhi del mondo. Racconta il vangelo di Matteo che “Alcuni Magi giunsero da Oriente a Gerusalemme e domandavano: Dov’è il re dei Giudei che è nato? Abbiamo visto la sua stella, e siamo venuti per adorarlo.” I Magi, misteriosi saggi orientali, forse astrologi, seppure lontani dal popolo ebraico e dalla sua profetica saggezza biblica, erano stati guidati, per chissà quale misteriosa intuizione o forse perché sapevano leggere le stelle come noi nemmeno immaginiamo, a Gerusalemme per adorare, ancora infante, il Messia: colui che poi, da adulto, avrebbe rivelato al mondo la Verità.

Se non è un bell’inizio d’anno questo, trovatene voi uno migliore per il nascente 2016.

autore / Paolo Pivetti
Paolo Pivetti
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