Fine-ebola in Guinea: per l'Oms è "virus free"

30 dicembre 2015 ore 11:02, Luca Lippi
Il genere Ebolavirus, secondo la definizione dell'International Committee on Taxonomy of Viruses, è un raggruppamento di organismi che fa parte della famiglia Filoviridae, a sua volta parte dell'ordine dei Mononegavirales. 

Si conoscono cinque specie appartenenti a questo genere e quattro di queste sono responsabili della malattia da virus Ebola (in inglese "ebola virus disease "o EVD") che colpisce gli umani con una febbre emorragica con un tasso di letalità molto alto. Le cinque specie di virus riconosciute dall'International Committee on Taxonomy of Viruses prendono il nome dalle regioni dove sono state individuate per la prima volta. I virus di questo genere si trasmettono attraverso il contatto con i fluidi biologici di un infettato, umano o primate, anche durante il suo periodo di incubazione (30 giorni prima dei sintomi); sarebbe quindi teoricamente possibile contrarre uno di questi virus toccando il sudore, anche depositato, di una persona malata, anche se è una probabilità piuttosto remota. Potenzialmente questi virus potrebbero essere utilizzati come arma biologica: come agenti di bioterrorismo, questi virus sono classificati di categoria A.  L'efficacia come agente di guerra biologica dei virus di questo genere è tuttavia compromessa proprio dall'elevata mortalità e dal livello di contagio: un'epidemia tipica potrebbe diffondersi attraverso un piccolo villaggio o ospedale, contagiando l'intera comunità senza poter trovare altri ospiti potenziali, morendo quindi prima di raggiungere una comunità più ampia. È una malattia assai grave e piuttosto tenace, ed è sempre bene non cantar vittoria troppo presto quando si intravede la via di uscita dal contagio.

Tuttavia, lo stato africano di Guinea, dove tutto ebbe drammaticamente inizio, può dichiararsi “libero” dal virus senza più alcun dubbio o perplessità di sorta. Ebola impiega 20 giorni a incubare la malattia prima di manifestarsi, quindi se entro questo scadere di tempo non si hanno nuovi casi si può cominciare a ben sperare. In Guinea l’ultimo contagio risale ormai a 42 giorni fa e da allora nessun altro si è ammalato. Superato questo limite, infatti, il Paese è stato dichiarato “virus free” e se lo stesso avverrà in Liberia nel corso dei prossimi due mesi potremo dire finalmente che Ebola è stato sconfitto e che l’Africa può tirare un sospiro di sollievo. La Guinea è il Paese da dove nel 2013 si manifestò il primo caso spezzando la vita a un bimbo di 2 anni, nell’arco di poche settimane il virus cancellò l’esistenza di tutta la sua famiglia, tranne il padre. I sopravvissuti di Ebola sono stati importantissimi per la lotta contro il virus, dai loro anticorpi infatti è stato estratto il principio per creare i primi vaccini che hanno di fatto contribuito a fermare l’epidemia. Per la prima volta da quando si conosce Ebola (dagli anni Settanta dello scorso secolo, cioè) la paura ha attanagliato il mondo, in quanto il virus è uscito oltre i confini africani uccidendo anche in USA ed Europa. 
L’Italia ha pagato il prezzo alla malattia con la generosità di due operatori  volontari rientrati in Italia infettati e poi guariti grazie alla perizia delle nostre maestranze sanitarie. Il primo caso è stato quello del medico Fabrizio Pulvirenti e poi di un infermiere 37enne di Emergency originario della Sardegna, che ha prestato servizio in Sierra Leone, è risultato positivo al test per il virus Ebola. È anche grazie a loro e ai ricercatori italiani se oggi l’Africa può festeggiare la L’iberazione dal genere Ebolavirus

autore / Luca Lippi
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