Sara Tommasi porta il pene in Aula e torna in mente il sexgate di Clinton

30 dicembre 2015 ore 11:43, intelligo
Sara Tommasi porta il pene in Aula e torna in mente il sexgate di Clinton
Un film a processo, le pene sono tutte da valutare. Intanto è il pene a finire agli atti del processo intentato dall'attrice Sara Tommasi per le presunte violenze sessuali che ha denunciato di aver subito durante le riprese di "Confessioni private".
Il Pm della Procura di Salerno ha infatti disposto una "consulenza tecnica" sui genitali dell’attore e del cameraman che lo sostituì in scena. La perizia è stata affidata a un ingegnere elettronico ed avverrà tramite l’analisi dei fotogrammi del video. 

Tutto questo perché l'attore accusato dalla Tommasi di averla violentata in realtà sostiene, come riporta Corriere.it,  di essere stato sostituito sulla scena e quindi di non essere lui il soggetto cui fa riferimento la Tommasi circa le presunte violenze sessuali. Già in precedenza all'attrice sarebbero state mostrate foto segnaletiche del pene dell'attore rilevate durante la fase preliminare che però la Tommasi non avrebbe riconosciuto. 
Una sostituzione che sarebbe avvenuta perché l’attrice si venne a trovare in uno stato confusionale tale da compromettere la performance dell'attore. Il processo dunque stabilirà come sono andati i fatti, intanto in molti si chiedono se simili perizie abbiano dei precedenti più o meno famosi. 
Torniamo allora indietro di vent'anni. Nel 1995, Monica Lewinsky iniziò una relazione con Bill Clinton. La donna ne rivelò i dettagli a una sua amica, Linda Tripp, che lavorava al Dipartimento della Difesa e registrava le telefonate con la Lewinsky. Quando, nel 1998, scoppiò il caso Paula Jones (dal nome della giornalista che accusò Clinton di molestie sessuali nel periodo in cui il presidente era governatore dell'Arkansas), la Tripp decise di consegnare i nastri delle telefonate al giudice Kenneth Starr, che indagò sui comportamenti del presidente.
Scoppiò lo scandalo, che ebbe risonanza mondiale, e portò la Camera dei Rappresentanti a sfiduciare Clinton per aver mentito sulla presunta relazione. I repubblicani tentarono di avviare la procedura di impeachment contro il presidente, ma lo scandalo cessò nell'agosto del 1998, con un intervento televisivo di Clinton, che ammise di aver mentito sull'intera vicenda.
Ad accusarlo fu, come noto, soprattutto Paula Jones. Come scriveva l'allora inviato della Repubblica Vittorio Zucconi "...Clinton si aprì proditoriamente la patta dei calzoni, sguainò l' arma e pronunciò le ormai immortali due parole entrate nella leggenda americana: "Kiss it". Ma sotto giuramento e sotto lo sguardo della telecamera, degli avvocati e del giudice Susan Webber (sua studentessa nella facoltà di legge dell' Arkansas, quando Clinton insegnava) Billy ha negato tutto. Anzi, "quasi" tutto. Per la prima volta ha ammesso di conoscere quella donna e di essere stato in quella camera con lei. Lo ha dovuto fare perchè la guardia del corpo, Danny Ferguson, ha già testimoniato di avere in effetti condotto Paula in camera per conto del suo "boss". La difesa di Clinton è dunque già cambiata. Non più: "Non la conosco". Bensì: "La conosco, ma non ho mai fatto quello che lei dice". E poi il classico corollario di tutte le difese nei casi di violenza sessuale o molestie, l' inversione dei ruoli, dove la vittima (la donna) diviene l' imputata: lei è una mitomane, una cercatrice d' oro che ha tentato di sedurre Clinton e poi ci specula sopra. Ora che Clinton non nega più di avere conosciuto Paula, dunque ha già ammesso di avere detto almeno una bugia, questa linea del classico maschilismo è la sua sola possibile via d' uscita. Se davvero Paula ricorda anche i difetti morfologici del suo pene, come afferma, è difficile sostenere di non averla mai conosciuta...".
Sì, proprio quei difetti secondo alcuni, a distanza di anni, avrebbero portato Clinton a cedere. Quei dettagli non potevano di certo essere noti alla donna se davvero non fosse andata, almeno in parte, come lei diceva. 


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