Unioni civili, Gandolfini avverte: "Così Renzi spacca Pd e Paese. 30 "suoi" senatori non le voteranno"

30 dicembre 2015 ore 11:11, Marco Guerra
“Con le Unioni Civili Renzi rischia di spaccare il partito e il Paese. Almeno trenta senatori della maggioranza questo testo della Cirinnà non lo votano”. Il presidente del Comitato difendiamo i nostri figli, prof. Massimo Gandolfini, intervistato da IntelligoNews, fotografa la situazione politica e gli umori della piazza alla vigilia della ripresa del percorso parlamentare della legge che vuole introdurre stepchild adoption.
 
Ieri, in conferenza stampa, Renzi rispetto alle Unioni Civili non ha mostrato il piglio che lo contraddistingue. Non vuole più mettere la faccia su un provvedimento controverso e difficile per la sua maggioranza?

“Sì, è la sensazione che ho avuto anch’io. Renzi vuole cercare di salvare capra e cavoli e non vuole scontentare l’ala sinistra: Lo Giudice, Scalfarotto, Cirinnà e Sel. Vuole mantenerseli alleati, amici e compagni. Ma dall’altra parte corre il rischio in primis di spaccare il partito e in secondo luogo di spaccare il Paese, che è un rischio tutt’altro che remoto perché sente salire delle situazioni di contrasto e mal di pancia. Infatti, circa una trentina di senatori della maggioranza la stepchild adoption così non la votano”.

Il voto segreto potrebbe riservare ulteriori sorprese…

“Del voto segreto se ne parla da mesi. Io ritengo che da una parte il voto segreto permette di votare con più libertà e secondo coscienza. Rende meno controllabile il parlamentare dal punto di vista della strategia di partito. Tuttavia sarebbe importante se il popolo di San Giovanni potesse conoscere e individuare chi è favorevole al mantenimento della famiglia secondo l’articolo 29 della Costituzione. Detto questo io personalmente propendo per un voto segreto”.

Voi comunque resterete a vigilare e siete pronti per una nuova mobilitazione, vero?

“Assolutamente sì, stiamo tessendo una rete sotto traccia, io infatti rilascio raramente interviste. Stiamo facendo un grosso lavoro con forze politiche, movimenti sociali e autorità ecclesiastiche. Il tutto ha come finalità di essere pronti in tempi ristretti a mobilitare la piazza per far sentire la nostra voce”.
 
In Slovenia c’è stata una netta vittoria dei “sì” al referendum che chiedeva l’abolizione del matrimoni gay. Insomma la mobilitazione paga…

“Il caso Slovenia ci fa rammaricare per l’occasione dell’Irlanda, un mea culpa che deve fare tutto il mondo cattolico comprese le gerarchie. Ma la Slovenia è una grande luce di speranza perché mostra che là dove  il mondo cattolico è attivo e si  mette in gioco può essere determinante. Ma anzitutto serve impegno personale, vorrei ricordare a tutti che in Slovenia hanno fatto due settimane a pane e acqua e di preghiera notturna prima del referendum. E poi c’è stato un grande impegno sociale che ha portato alla vittoria. Questo in Italia è assolutamente fattibile e realizzabile se c’è la volontà di non stare a guardare il pelo nell’uovo dell’organizzazione e della concertazione ma si guarda alla meta di proteggere i bambini e la famiglia”.
 
 
autore / Marco Guerra
Marco Guerra
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