Renzi di fine anno "saluta" il suo governo: ecco i veri numeri dell'Italia

30 dicembre 2015 ore 13:57, Luca Lippi

Cosa aspettarsi dal 2016? Dipende molto da quanta volontà c’è di informarsi e quanta di informare. Soprattutto bisogna capire quanta volontà c’è di dire le cose come stanno realmente o se la strategia sarà sempre quella di gettare fumo negli occhi. E quindi ci siamo ascoltati la conferenza stampa fiume di Matteo Renzi, che è apparso a tratti anche impacciato. 

Matteo Renzi è tornato a usare la strategia delle slides, stavolta anche i fumetti, gufi che secondo lui dicono corbellerie, e poi dati statistici che potrebbero essere discussi. In buona sostanza la rappresentazione del gufo è quanto rimane di più impresso della conferenza. Affidiamo a Francesco Daveri (professore ordinario di Politica economica presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore) un suo personale giudizio “tecnico” sulla questione dell’abbattimento della pressione fiscale: “Sia nel 2016 sia negli anni successivi (2017 e 2018) le entrate totali delle pubbliche amministrazioni dopo la legge di Stabilità non caleranno e anzi continueranno ad aumentare. Saliranno di 10,6 miliardi nel 2016 rispetto al 2015 (da 788,7 a 799,3 miliardi), di 20,7 miliardi nel 2017 rispetto al 2016 e di 25 miliardi nel 2018 rispetto al 2017” … “senza la legge di Stabilità 2016 le tasse sarebbero aumentate ancora di più: di 28,7, 25,8 e 23,5 miliardi, rispettivamente, nel 2016, 2017 e 2018”. 

Per semplificare ulteriormente, una parte importante della riduzione dell’aumento delle imposte è dovuto alla non applicazione delle clausole di salvaguardia (aumenti di Iva e accise, ad esempio), che comunque continueranno ad essere una spada di Damocle sulla testa della “ripresa” immaginaria dell’Italia. Chi lo chiede al Presidente del Consiglio? Dov'è l'Italia agli albori di un nuovo Rinascimento?

Renzi di fine anno 'saluta' il suo governo: ecco i veri numeri dell'Italia

Le Banche stanno saltando (in realtà non è così, alcune hanno tirato troppo la corda, ma questo non significa che sia fisiologico quanto da sempre è stato fisiologico che lo Stato aveva il controllo totale del sistema) ed i tedeschi parlano apertamente della necessità di commissariare il nostro Paese, ossia di far arrivare la Troika come accaduto in Grecia anni fa. Renzi fa il duro e apre le ostilità con Bruxelles, ma non ha capito che le aperture continue concesse consente all’amica Angela di alzare la voce per assicurarsi maggiore controllo dell’Europa, e non può che approfittare o esaltare la crisi attuale (invero circoscritta) del sistema bancario per indebolire ulteriormente una credibilità già ai limiti.Renzi ha detto: “È del tutto evidente che se perdo il referendum costituzionale, considero fallita la mia esperienza in politica”. Ma “fallimento” cosa vuol dire? Potrebbe significare una grande delusione, ma il Governo va avanti? Oppure che si decreta la fine del Governo e si va a votare, ma con Renzi sempre leader del Centrosinistra? O ancora che Renzi si ritira dalla politica? Se il “fallimento” è soltanto una grande delusione, ma l’attuale Governo va avanti, nonostante una sconfitta referendaria che fallimento è? Sembrerebbe più un fregarsene dell’opinione degli italiani! Se invece il “fallimento” implica la caduta del Governo, ma Renzi rimane in campo è chiaro che lui attribuirebbe totalmente la sconfitta referendaria al Nuovo Centro Destra di Alfano, ergendosi per tutta la campagna elettorale come l’unico vero antagonista dello schieramento opposto.

Nella conferenza stampa di oltre due ore e mezza, Renzi cerca di saltare in sella al suo cavallo di battaglia, il Jobs Act, e qui deve farsi spazio fra i gufi perché anche in questo caso, se le parole vogliono dimostrare l’indimostrabile, nell’inconscio Matteo Renzi (soprattutto il suo governo) sa benissimo di rischiare tutto. Ieri, mentre il premier intratteneva i giornalisti con lo slide show di fine anno, i gufi sono tornati a volare. L’Istat ha pubblicato un annuario sull’occupazione con i dati del 2014, utili per capire quelli del 2015. I 300 mila posti in più vantati da Renzi sono per la maggior parte conversioni di vecchi contratti, in particolare per gli over 50. Dal gennaio 2013 all’ottobre 2015 gli ultra cinquantenni sono tornati a lavoro in 900 mila, mentre tra i 25 e i 34enni la disoccupazione è cresciuta del 17%. Tra gli under 35 ci sono 300mila disoccupati in più; tra gli under 49, 459 mila in più. A ottobre la disoccupazione giovanile (15–24 anni) è risalita al 39,8%, dopo un calo durato qualche mese. Diamo a Renzi quello che è di Renzi: non tutto questo è merito del Jobs Act. Molto ha fatto la riforma Fornero. La sua riforma del lavoro proseguirà con le vecchie abitudini: "spremere" come limoni i dipendenti, moltiplicare il precariato tra giovani (e non) oltre coprire d’oro (incentivi) i nuovi portabandiera della politica, a spese della collettività e senza un centesimo di investimento reale per la crescita. Il problema, fuori dal radar cognitivo di Renzi, è che aumentano gli inattivi (+196 mila): coloro che non cercano un’occupazione dopo essere rientrati sul mercato del lavoro. Per una politica che ha puntato tutto sulla ripresa occupazionale e i bonus per i consumi, questo è un problema assai più grande del gufo che nei fatti cova in seno. Il tasso di occupazione è diminuito di 0,1 punti percentuali, arrivando al 56,3%. È il più basso d’Europa, dopo la Grecia. Su questo punto persino Renzi fa una concessione alla realtà e ammette che si può fare meglio. Ma la strada è in salita: l’ultimo bollettino della Bce sostiene che l’Italia è il fanalino di coda nell’Eurozona con 127 mila unità occupazionali in più tra il 2013 e marzo 2015. La Germania è cresciuta di 592 mila unità. Spagna in testa: 724 mila, è il boom del lavoro povero. Riguardo i 300 mila posti di lavoro fissi, non esistono! Stando al Jobs Act sono a tutele crescenti, e non è affatto detto che tutti rientrino nel suo dispositivo e saranno assunti al termine del loro “apprendistato” a diritti ridotti. Sfortuna vuole che solo due giorni fa l’osservatorio del ministero del lavoro (quello di Poletti per intenderci) ha accertato che i nuovi contratti riguardano gli over 45. Nel terzo trimestre 2015 c’è stata una diminuzione di 7308 contratti a tempo indeterminato: da 501 a 493 mila. La stessa tendenza è stata rilevata dall’Istat a ottobre. Insomma la parabola discendente del Jobs Act più assunzioni più incentivi è già bella e iniziata. Almeno avesse salvato chi poteva cercare di intraprendere iniziative private,  nulla è stato fatto per il lavoro indipendente e le partite Iva (-44mila solo a ottobre), la fascia dei “giovani” e degli “innovatori” che la generazione dei “rottamatori” avrebbe dovuto tutelare. La spinta propulsiva del renzismo li ha traditi? 

In conclusione? Vedremo i fatti come sempre, un voto di incoraggiamento alla buona volontà non si nega a nessuno, il “non classificato” è dedicato a chi non si propone come forza di governo alternativa con programmi chiari di carattere economico (non solo di rovesciamento del potere costituito), e in questo, Matteo Renzi non ha alcuna colpa.

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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