Parla Giorgia Morselli: "Arriva in Italia il poliamore: il matrimonio è finito. Il manuale dell'anarchia relazionale"

30 gennaio 2014, Marta Moriconi
Giorgia Morselli si sta occupando della traduzione del libro, The Ethical Slut (La zoccola etica) a cura delle sessuologhe Janet Hardy e Dossie Easton, in uscita in tutte le librerie italiane dal 6 febbraio per Odoya Edizioni. Sì, parliamo di poliamore i cui termini e gusti sono “andati in onda” su Lucignolo proprio qualche giorno fa. Infatti la traduzione del testo in questione sarà anche a  cura  di Jade, la ragazza che nella trasmissione ha parlato delle pluri-relazioni amorose, scatenando reazioni, polemiche, e quant’altro. Anche da parte nostra e senza mezzi termini. IntelligoNews ha indagato con La Morselli, che è anche redattore e collaboratrice di Rifacciamolamore.it  e cofondatrice di Poliamore.org., sul mondo del poliamore, non evitando domande scomode e provocazioni, anche sulla possibilità che in futuro queste stesse persone possano chiedere il riconoscimento giuridico delle proprie storie d’amore. 


Parliamo di poliamore, allora.  La sua collega Jade ha parlato a Lucignolo di questa realtà e si è scatenato il putiferio. Siete soddisfatte o no del messaggio che è uscito? 


«Ci sono state delle imprecisioni relative al montaggio. Con Jade siamo amiche  e gestiamo insieme un sito sul poliamore e forme di relazioni non convenzionali. In realtà quello è stato il servizio che ha sdoganato l’epiteto ‘zoccola etica’. Siamo stati contattati, noi di quella cerchia di persone che cercano di diffondere questi concetti, coscienti del taglio dei loro servizi e che la durata sarebbe stata breve. E’ sembrata una sottile presa in giro, ma va bene così». 


Effettivamente la zoccola etica sembrava proprio Jade. 


«E sì, praticamente Jade è diventata la testimonial del libro. Lei ha semplicemente promosso la traduzione, siamo amiche dai tempi del liceo e cercava un editore italiano. Il mio ex marito è editore e lo pubblica lui. Tutto qui».


Questo libro che uscirà a febbraio parla di un’esperienza, quella del poliamore, che all’estero già esiste. Anche in Italia? 


«Qui in Italia se ne comincia a parlare ora. Noi abbiamo cominciato circa tre anni facendo piccole riunioni. Ci siamo incrociati con un gruppo di attivisti di Bologna, perché ci si può definire così, i quanto non si vive questa esperienza in prima persona, ma si cerca di farla conoscere. Questo gruppo era già esistente su facebook, poi abbiamo iniziato a organizzare eventi locali in tutta Italia. E questo perché c’è molto interesse». 


I vostri siti sono Poliamore.org e Rifacciamolamore.it. Internet a che vi serve? 


«Di Poliamore.org io e Jade siamo le cofondatrici insieme ad altre 10 persone circa, e poi la scorsa estate con altri redattori abbiamo fondato Rifacciamolamore.it, attraverso il quale vorremo dare spazio al poliamore e non solo: a tutte le nuove forme di relazione, all’anarchia relazionale non monogamica, perché siamo convinti che i modelli  attuali non soddisfino molte persone. Ovviamente questo si collega anche a discorsi sui ruoli di genere tra stereotipi e realtà». 


Il dubbio che viene vedendo il servizio di ItaliaUno, è che in futuro possiate richiedere una regolarizzazione dei vostri rapporti. Cosa ci dice a proposito? 


«In Italia è troppo giovane come fenomeno, ci sono persone che vivono in regime di condivisione domestica, familiare, in più di due, ma si contano sulle dita di una mano. Siamo tutti quanti “nuovi” in questo senso, molti di noi hanno conosciuto queste esperienze in anni recenti e questo ci ha fornito la chiave per procedere a relazioni di questo tipo. Magari la vocazione, chiamiamola così, l’avremmo avuta prima, ma abbiamo avuto il problema del come realizzarla, che sembra insormontabile. Negli Stati Uniti in Francia e Germania queste realtà sono sicuramente molto più grandi. Quello che succederà qui  mi chiede? E’ quello che succede altrove. Molti lì stanno spingendo per ottenere un riconoscimento  anche sul piano giuridico, ed è la tendenza generale di tutti . L’ideale sarebbe riuscire ad avere un regolamento  legale delle nostre unioni, fondati sui patti effettivi stipulati dai contraenti stessi». 


 Chiederete il riconoscimento del matrimonio poligamico? 


  «Il matrimonio di gruppo? È presente nelle comunità poli degli Stati Uniti e, nella storia del movimento, si può far risalire a delle comuni. Ma si tratta di matrimoni di gruppo, pagani o religiosi, ma non con valore legale. Anche nelle culture matriarcali nella storia ce ne sono tracce». 


Parliamo delle forme anarchiche di affettività, come le ha chiamate, ci sono amori tra tutti omosessuali e tra tutti eterosessuali? Come funziona? Ce lo spieghi.


«Stiamo per pubblicare un articolo con una mappa che illustra tutte le forme di interazione e relazione sessuale non monogamiche. Quello che si potrà vedere è che… è un gran casino questa mappa. Le categorie sono tante e si sovrappongono, c’è il poliamore, poi c’è il sesso occasionale, lo scambismo, e anche semplicemente il “vedere gente” senza vincoli. E tanto altro». 


 Ammetterà che il termine zoccola etica è un ossimoro, però? 


«Questo termine è stato scelto dalle due sessuologhe perché vuole distruggere quell’usanza, anche politica, di usarlo come offensivo: slut, appunto zoccola, è recepito in questo modo. E’ un termine che è stato usato per offendere le donne dalla sessualità promiscua, per evidenziare  quanto siano persone poco affidabili. Le autrici rivendicano questo termine invece, usandolo in maniera positiva». 


 Esiste nel poliamore la volontà di avere dei bambini e crescerli? 


«Ci sono persone che hanno bambini. Conosco una coppia di persone sposate con una bambina, che si è evoluta in una relazione poliamorosa, che include un nuovo compagno della moglie. I due compagni sono tutti coinvolti nell’educazione della bambina». 


 Ma questa situazione accade in Italia? 


«Si, ma certo sono casi rari. La preoccupazione su come gestire una relazione di questo genere con dei bambini è legittima e diffusa. Non ci sono molte ricerche ma ce n’è una che sta diventando seria di una psichiatra americana che si chiama Elisabeth Sheff che aveva già pubblicato uno studio su una serie di famiglie poli, che si chiama “The Polyamorists Next Door”, dedicata proprio alla dimensione familiare. Lì è molto più diffusa la questione, la stanno già trattando».
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