La password della settimana: matrimonio (etimologia e significato)

30 gennaio 2016 ore 8:00, Paolo Pivetti
Matrimonio

Cerchiamo la verità della nostra esistenza nelle parole. E la verità delle parole nel ventre della Storia.
C’è una famiglia di lingue indoeuropee, un’immensa famiglia di popoli estesa su due continenti, dall’Europa all’India appunto: sono lingue intrecciate da lontani legami di parentela, vive ciascuna nella sua storia e nella sua patria, dall’Italia fino alla Russia, alla Scandinavia poi giù giù fino alla Grecia, e poi ancora più lontano, secondo alcuni studiosi fino all’Iran, non tralasciando tutte le patrie Serbe, Croate, Ceche, Slovene e Slovacche, Rumene, Portoghesi, Scozzesi, Inglesi, Tedesche, Albanesi, Indiane... sì, Indiane. C’è, presente in tutte queste lingue, vive come infaticabili torrenti, una radice MATR che variamente e avventurosamente si combina in tante diverse formulazioni verbali che tutte trovano vita e inizio in quella parola che per noi è madre.

La password della settimana: matrimonio (etimologia e significato)
Il nome italiano madre, che fu mater in latino e mèter nel greco classico, riappare come Mutter in tedesco, mother in inglese, mère in francese, matka in russo, mor in svedese, in danese moder e nel sanscrito, l’antica lingua indiana, mata.
C’è dunque una famiglia di popoli e di lingue che condividono la radice di parole cardine, che sono pensieri fondamentali dell’esistenza, formulazioni di realtà tanto essenziali da divenire sacre.
L’idea di madre è sacra in tutte queste lingue fra loro parenti; e nella nostra lingua e nel nostro patrimonio culturale, dove genera l’aggettivo materno, e poi i nomi matrona, madrina e matrigna, e poi matrice cioè generatrice e poi materia che nel suo antecedente latino significa anche sostanza perché riferito alla sostanza materna del tronco che genera i rami; e poi, trionfalmente, nella nostra lingua come in latino, genera matrimonio. Il concetto stesso di matrimonio è dunque generato da quello di madre, e non si può dare matrimonio senza madre, e per fare una madre non basta prendere un utero in affitto.
Di fronte a questi semplici dati linguistici, che sono fondamento del pensiero comune, perché la parola è logos cioè pensiero e filiazione della coscienza, risulta inaudito che si voglia anche solo per lontana ipotesi, seppur mascherata e camuffata ufficialmente ma covata nei progetti, dare il nome e la qualifica di matrimonio a qualsivoglia unione, civile finché si vuole, ma diversa da quella tra un uomo e una donna, o meglio un padre e una madre, attuali o potenziali.
Nessuno vuol toccare i diritti di chi vive opzioni esistenziali diverse, ma oggi a Roma c’è un marea umana a testimoniare, contro tutte le false ragioni e le stupide ingiunzioni europee, che questo e solo questo, tra uomo e donna, tra maschio e femmina, tra padre e madre, è il matrimonio. Matrimonio cui sarebbe ora di conferire, sfruttando una coincidenza verbale che è anche humour della storia, la qualifica di patrimonio dell’umanità.
autore / Paolo Pivetti
Paolo Pivetti
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