Sarajevo 1914-2014, dallo sparo di Princip alle nuove scintille nei Balcani...

30 giugno 2014 ore 12:52, Americo Mascarucci
Sarajevo 1914-2014, dallo sparo di Princip alle nuove scintille nei Balcani...
Ci mancava soltanto il centenario dell’attentato di Sarajevo per riaccendere lo scontro etnico nella Bosnia Erzegovina fra la popolazione di etnia serba e quella di etnia croata e musulmana che, dopo gli accordi di Dayton che misero fine alla guerra civile jugoslava, convivono fra loro con grandissima difficoltà e forte diffidenza.
Cento anni fa infatti, nel giugno del 1914, lo studente serbo Gavrilo Princip assassinò a Sarajevo l’erede al trono dell’impero austro ungarico Francesco Ferdinando e la moglie Sofia provocando la scintilla che diede fuoco alle polveri originando la prima guerra mondiale. Quella guerra cambiò la geografia politica dell’Europa e del mondo. Portò alla dissoluzione dell’impero austro ungarico, agevolò le condizioni per l’esplosione della rivoluzione bolscevica in Russia, fece vacillare del tutto il già precario impero ottomano già sufficientemente indebolito grazie all'Italia che nel 1912 era uscita vittoriosa dalla guerra di Libia contro i turchi, fece nascere il regno di Jugoslavia, la Germania vide fortemente ridimensionato il suo ruolo egemone in Europa mentre Francia, Regno Unito e Italia videro ampliati i propri territori a scapito dei vecchi imperi centrali. Tornando a Princip e agli spari di Sarajevo, va detto che quell’evento è vissuto oggi nella terra di Bosnia con sentimenti molto contrastanti. Per la popolazioni di etnia serba Princip è un eroe, un grande patriota che ha lottato contro la tirannia austro ungarica, per favorire una grande nazione dei popoli slavi, una grande Serbia. Per i bosniaci di etnia musulmana e croata invece è un criminale, o peggio un terrorista, il simbolo di quel nazionalismo violento e autoritario che è stato alla base del sanguinoso conflitto dei primi anni novanta con i serbi che, sotto la guida di Slobodan Milosevic hanno cercato di piegare, o peggio epurare con il ricorso sistematico alla pulizia etnica, le popolazioni anti-serbe. Durante il regime di Tito, a Sarajevo sul luogo dell’attentato, una targa ricordava l’evento esaltando il patriottismo di Princip; dopo gli accordi di Dayton del 1995 i bosniaci musulmani che assunsero il governo della città l’hanno fatta rimuovere e ne hanno apposta un’altra dove si fa riferimento all’attentato ma trattando Princip non come un eroe, bensì come un assassino. A scuola le cose non vanno meglio. Nei libri di testo in uso negli istituti frequentati dai bosniaci serbi (che in base agli accordi di Dayton governano il 49% del territorio) la storia si insegna in un modo, dall’altra parte invece, nelle scuole frequentate dai bosniaci croati e musulmani (che occupano il 51%) viene presentata in senso diametralmente opposto. La ricorrenza dell’attentato quindi ha riacceso le vecchie tensioni etniche intorno alla figura di Princip e di quanti con lui combatterono per liberare l’ex Jugoslavia dal dominio asburgico, in nome di un nazionalismo serbo che ancora oggi continua ad animare sentimenti di superiorità nei confronti degli altri gruppi slavi, tenendo sempre viva la speranza di una grande Serbia egemone nei Balcani. Per questo fra i bosniaci di etnia musulmana e croata il centenario di Sarajevo è considerato un ulteriore pretesto per risvegliare questo nazionalismo esasperato, con il rischio di far esplodere nuovi conflitti dagli esiti imprevedibili. Tuttavia i giovani bosniaci delle varie etnie sembrano guardarsi con minore ostilità rispetto alle generazioni che hanno vissuto direttamente il conflitto. Come scriveva Riva sull’ultimo numero dell’Espresso, sono loro la speranza della Bosnia. Cattivi maestri permettendo da una parte e dall’altra perché anche per ciò che riguarda il conflitto neo Balcani i cattivi non sono soltanto i serbi. Se è vero che questi ai tempi di Milosevic hanno commesso orrendi crimini, è altrettanto vero che i musulmani quando ne hanno avuto la possibilità, non sono stati da meno nei confronti dei cristiani ortodossi.
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