Grecia, quando il referendum è democrazia e le ipotesi sul default

30 giugno 2015, Luca Lippi
Grecia, quando il referendum è democrazia e le ipotesi sul default
Una scheda che può chiarire la situazione greca e una serie d’ipotesi evolutive della questione.

Dopo più di cinque mesi di gioco al calcio con il barattolo da parte dell’UE e della Grecia, pare che la scena stia lentamente assumendo una forma più concreta. 

Da questo momento in poi vediamo insieme cosa può accadere:

- Accordo al fil di lana: se la Troika interpreta il discorso di Tsipras come la minaccia di affondare se stesso e tutta l’Europa potrebbe verificarsi l’eventualità di un accordo favorevole ad Atene. Il favore consisterebbe in una proroga degli aiuti ma implicherebbe un incidente con il FMI costringendo comunque Tsipras a rinunciare al referendum. Tutto molto improbabile

- Proroga aiuti fino al referendum: in caso di vittoria del SI’ il governo cade oppure Tsipras accetta le condizioni richieste dall’Eurogruppo. Sarebbero concessi aiuti ma il paese cadrebbe in una nuova e più violenta spirale recessiva. A questo punto Alba Dorata e la sinistra estrema chiamerebbero il popolo alla rivolta. Ancora più semplicemente, Siryza si spacca al suo interno e allora sarebbe complicato far passare in parlamento le condizioni della troika. In caso di vittoria del NO in parte le stesse cose previste per la vittoria del SI’, la Grecia andrebbe in bancarotta, dovrà uscire dell’euro e Draghi “perderebbe il posto” per avere sperperato soldi con l’ELA.

- Il default insorge prima del referendum: non ci sono casi simili per elaborare ipotesi, nessuno sa cosa accadrebbe a un Paese che torna a una moneta sovrana svalutata abbandonando una valuta comune ad altri Paesi, sicuramente si annulla il referendum.

Formuliamo ora le ipotesi riguardo al default della Grecia:

- Ritorno alla Dracma: qualora Syriza sopravviva all’evento e quindi anche il governo, ci saranno sicuramente l’avvicinamento alla Russia di Putin e il ricorso agli aiuti della Cina. La Grecia a questo punto abbandonerebbe l’UE per aderire nell’UE (Unione Euroasiatica) di Putin.

- Colpo di Stato: i militari sono pagati in euro (non è un elemento trascurabile) i vertici militari greci (influenzati dalla NATO) si opporrebbero all’avvicinamento della Grecia alla Russia. Con la scusa di disordini, assalti alle banche eccetera, i militari potrebbero dichiarare la legge marziale e sospendere la democrazia. Questo porterebbe immediatamente a rivolte diffuse e forse alla guerra civile (in caso di spaccature tra le forze armate).

- Grexit “ordinato”: la Grecia entra nell’area d’influenza Russa, tuttavia la Dracma si svaluta troppo, e allora sarà complicato evitare disordini nel Paese. In Grecia ci sono 200mila clandestini che sarebbero abbandonati a se stessi senza controllo. Questi ultimi potrebbero organizzarsi in bande e cercare di sopravvivere nell’illegalità. Le conseguenze potrebbero essere l’intervento militare e l’avanzata politica di Alba Dorata.

A parte ogni ipotesi, arrivare al referendum e rispettarne l’esito (qualora fosse l’uscita dall’euro) significherebbe trasformare Tsipras in uno statista (nonostante i più attenti possono a ragione sostenere il contrario), e passerà alla Storia per non avere abbassato la testa senza seguire la volontà popolare, quindi difendendo la dignità del popolo greco. Questo sarebbe un cattivissimo paragone per tutti gli altri (Merkel, Renzi, Hollande, Schauble, Juncker, Tusk) che apparirebbero come delle marionette alle totali dipendenze di Washington, del FMI e dei poteri forti internazionali. 

In conclusone però, è utile ricordare che i sondaggi danno in vantaggio il SI’ al referendum (56%) … sono tanti a percepire stipendi in euro, sia che lavorino sia che non lavorino (soprattutto i secondi), esattamente come da noi!

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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